La passività di Vladimir Putin
6 May 2020
Frederic Legrand - COMEO / Shutterstock.com
Un obiettivo oggettivamente ambizioso, da concretare gradualmente, mediante una serie di passaggi ben congegnati.
Lo scorso 10 marzo, il Parlamento russo aveva approvato un emendamento costituzionale volto a dare a Putin la possibilità di ricandidarsi alla carica di presidente oltre la soglia del secondo mandato consecutivo, che si concluderà nel 2024. Una settimana dopo, lunedì 16 marzo, la Corte costituzionale, senza davvero sorprendere nessuno, stabiliva che le modifiche alla Costituzione approvate dal Parlamento erano compatibili con la legge. L’ultimo passo di questa monumentale farsa si sarebbe dovuto concretizzare il 22 aprile, data fissata per una consultazione popolare. Un referendum che, secondo i calcoli del Cremlino, avrebbe suggellato l’intero processo.
Di fatto, i mesi di aprile e maggio si prospettavano come un momento trionfale per il presidente russo. Oltre al referendum del 22 aprile, un’altra data di grande valenza simbolica si profila