La fine dell’incertezza
18 December 2019
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“Terzo voto in quattro anni, senza contare il referendum. Non sono le più importanti elezioni della storia britannica, ma sono tra le più ansiose, le più fredde — non si vota in dicembre dal 1923 — e, forse, le più imbarazzanti”, scriveva Beppe Severgnini in un articolo pubblicato sul Corriere della Sera mercoledì 11 dicembre, alla vigilia del voto.
Per una democrazia solida e antica come quella britannica, diceva Severgnini, il fatto di non aver potuto concretare l’uscita dall’Unione europea, decisa nell’ormai lontana estate del 2016, rappresentava un’umiliazione. Una sorta di macchia sull’autostima collettiva. Una macchia da lavare via. Quanto prima, e per sempre.
Ecco perché la promessa elettorale del primo ministro Boris Johnson — quel brioso e accattivante Get Brexit Done! — ha convinto così tante persone, lo scorso giovedì. Tutte ansiose di mettere fine a un clima di incertezza che pesava sull’umore collettivo come una cappa di piombo.
Il risultato della consultazione elettorale non poteva essere più inequivoco: 365 seggi alla Camera