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La giusta distanza, l’eco di Sciascia nel racconto di Saviano

15 April 2026
Sono vent’anni che Roberto Saviano vive come un potenziale bersaglio della camorra. Sotto scorta, minacciato. È il prezzo che paga per aver raccontato, con documentata precisione, i meccanismi del potere criminale nel suo libro più celebre: Gomorra, pubblicato nel 2006 e diventato nel giro di poco tempo un caso editoriale internazionale. Da allora, Saviano è un simbolo. Una voce che ha scelto l’impegno civile, ben sapendo quali sarebbero state le conseguenze del suo coraggio: le quotidiane limitazioni, la pressione mediatica, le frecce avvelenate di una certa classe politica. Lo spettro, costante, della violenza.

È in questa cornice che è nata l’idea per La giusta distanza, il programma in sei puntate che Saviano presenta in queste settimane sul canale televisivo La7. Il titolo richiama un concetto dello scrittore siciliano Leonardo Sciascia, per il quale comprendere un fenomeno significava trovare un giusto punto di equilibrio tra il coinvolgimento e il distacco. Per Sciascia, la distanza riguarda soprattutto il modo in cui lo scrittore — ma anche il cittadino — si relaziona con gli eventi. Non l’indifferenza del distacco, né l’eccessiva partecipazione emotiva, che rischia di offus

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