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Salvator Mundi, tra misteri e gare di prestigio

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<i>Salvator Mundi</i>, tra misteri e gare di prestigio
Leonard Zhukovsky / Shutterstock.com
Dianne Modestini, l’esperta d’arte rinascimentale che ha restaurato il Salvator Mundi —il piccolo olio su tavola che, dopo essere stato venduto dalla casa d’aste Christie’s per 450 milioni di dollari nel novembre 2017, è diventato il dipinto più caro della storianon ha dubbi: il quadro è opera di Leonardo da Vinci. “Nessun altro avrebbe potuto dipingerlo”, diceva in una video-intervista al Wall Street Journal, poco prima che si celebrasse la storica asta.

Mi mancherà. Andrà al miglior offerente, naturalmente, ma dovrebbe stare in un museo. Spero almeno che vada a un collezionista che lo renda disponibile al pubblico”, diceva la professoressa Modestini, la voce incrinata da una sincera tristezza.

Per un po’, dopo il clamoroso esito dell’asta, l’identità dell’acquirente del dipintoun compratore anonimo— aveva generato un’infinità di ipotesi. Chi era il misterioso “miglior offerente”? Un prestigioso museo? Un ricco imprenditore high-tech? Un principe della penisola arabica? O un miliardario cinese?

Secondo un articolo scritto dal giornalista Tim Schneider per Artnet, dietro al misterioso acquisto non c’era stato, unicamente, il desiderio di possedere “L’ultimo da Vinci” ancora dis

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