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Per la Corte di Strasburgo, nelle pubblicità il sacro può mischiarsi col profano

7 February 2018
Martedì 30 gennaio ho letto su un articolo di Repubblica, che la Corte europea dei diritti dell’uomo, un tribunale europeo con sede a Strasburgo, ha condannato la Lituania per aver multato un’azienda che ha fatto uso di immagini sacre in una campagna pubblicitaria.

Pare che le foto, ritenute irrispettose, abbiano scatenato così tante proteste da far intervenire l’Agenzia nazionale per la difesa dei diritti dei consumatori, che ne ha bloccato la diffusione.

Nel 2012 la società lituana di abbigliamento Sekmadienis Ltd ha realizzato una campagna pubblicitaria per gli abiti disegnati dallo stilista Robert Kalinkin, dove vengono mostrati un uomo e una donna, dall’aspetto un po’ hipster, con entrambi un’aureola.

L’uomo, barbuto e con lunghi capelli biondi, veste solo un paio di jeans attillatissimi e fa bella mostra del suo scolpito torace tatuato. La donna, vistosamente tatuata sul braccio destro e con un turbante di rose in testa, veste un semplice abito bianco.

Gli slogan un po’ sempliciotti che accompagnano le immagini recitano: “Gesù, che pantaloni!”, “Madre di Dio, che gran vestito!”, e ancora: “Gesù e Maria, che stile!”. Frasi che, a mio parere, non lasciano alcun dubbio sul fatto

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