Investire nel trasporto pubblico e costruire una nuova coscienza civica per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico a Città del Messico
18 May 2016
Circa dieci anni fa, passai due mesi a Città del Messico. Un pomeriggio, mi trovavo con un’amica nel quartiere di Polanco, situato nel nord della città, vicino allo splendido parco di Chapultepec. Dopo uno spuntino a base di chile relleno in un piccolo caffè in stile coloniale, avevamo deciso di andare a visitare un paio di gallerie d’arte. Era un bellissimo pomeriggio d’inizio estate, e molte gallerie stavano inaugurando nuove mostre con degli affollati vernissage. Quando uscimmo dall’ultima mostra —una collezione di caricature a tema politico— il tempo era completamente cambiato e le prime gocce di pioggia cominciavano a punteggiare il marciapiede. Fu in quel momento che pensai di prendere un taxi per tornare a casa.Una pessima idea! Immaginate il traffico caotico e folle di una città di quasi 9 milioni di abitanti con una spiccata propensione per il volante… moltiplicato all’ennesima potenza da una pioggia torrenziale. Insomma, quello che normalmente sarebbe stato un tragitto di circa 15 minuti si trasformò in un viaggio che sembrava non dovesse finire mai.
Spinta da una genuina curiosità, chiesi a Miguel (il tassista, con il quale ormai avevo stretto una solida amicizia)