Quando pensiamo ai prestigiosi premi Pulitzer, li associamo di solito alle grandi inchieste che hanno fatto la storia del giornalismo. O ai corrispondenti di guerra e ai fotografi che lavorano in contesti di crisi, mettendo la propria vita a repentaglio.
Tuttavia, tra le categorie premiate ci sono anche i vignettisti: prendere in giro il potere attraverso la satira non è certo un’azione indolore, o esente da rischi. E offrire un punto di vista sul presente attraverso il disegno, talvolta, illumina le nostre menti più di mille editoriali.
Nel 2001 l’onore di vincere il Pulitzer come vignettista è toccato ad Ann Telnaes, la seconda donna nella storia a ricevere il premio in quella categoria. Sulla scia di quella vittoria, dal 2008 Telnaes collabora con il Washington Post. O meglio: ha collaborato fino a poco tempo fa. Lo scorso 3 gennaio, infatti, ha annunciato di aver lasciato il giornale.
Il motivo? Una vignetta che prendeva in giro i potenti di turno le è stata cassata. In un articolo pubblicato sulla piattaforma Substack, Telnaes ha mostrato la vignetta in questione: alcuni tra i più importanti uomini d’affari americani sono ritratti nell’atto di offrire del denaro, inginocchiati d
I dispositivi elettronici di ultima generazione sono in grado di ascoltarci di nascosto? Siamo soliti usare parole come “smart” o “assistente” per definirli. O nomi che rimandano a persone, a qualcosa di vivo e intelligente: Siri, Alexa, e così via. Ma la possibilità che informazioni che ci riguardano vengano raccolte senza consenso, o in modo opaco, getta un’ombra sinistra sull’idea di avere a che fare con un simulacro di personalità.
Proprio Siri, l’assistente virtuale di Apple, è finito di recente sul banco degli imputati in California, e con lui, ovviamente, l’azienda che l’ha creato. Contro l’azienda è stata promossa una class action. L’accusa è grave: aver spiato delle conversazioni attraverso Siri, violando, quindi, la privacy degli utenti.
Apple ha deciso di sistemare la questione proponendo un patteggiamento da 95 milioni di dollari, negando però qualsiasi illecito. Le registrazioni audio di Siri fino all’ottobre 2019, ha dichiarato Apple, sono inoltre state cancellate. Proprio quell’anno, infatti, un whistleblower aveva rivelato al giornalista Alex Hern che i contractor di Apple ascoltavano regolarmente le conversazioni degli utenti, come parte del lavoro di controllo sulla
In politica, come in guerra, il tempismo è tutto. Saper cogliere il momento adatto per attuare una decisione può cambiare le sorti di una battaglia, o di una reputazione politica.
Da questo punto di vista, Giorgia Meloni e Donald Trump sono due politici che sanno azzeccare i tempi. Leggendo i titoli sulla visita della premier italiana a Mar-a-Lago, c’è chi ha evidenziato come l’incontro tra Meloni e Trump del 4 gennaio sia avvenuto “a sorpresa”. Alcuni parlano persino di “blitz”, pescando dal gergo militare.
La sorpresa è stata tale che tra le file degli alleati di governo c’è stato persino qualche malumore. C’è chi si è sentito scavalcato dal ‘personalismo’ di Meloni, e chi si è offeso per non essere stato informato della visita (o meglio: per non essere stato incluso). Tra gli offesi: Matteo Salvini e Antonio Tajani, leader rispettivamente della Lega e di Forza Italia, nonché ministri dell’attuale governo. Tajani è anche ministro degli Esteri, e quindi il suo fastidio per essersi sentito scavalcato è comprensibile.
Complessivamente, l’incontro è durato circa tre ore. Una cena con le rispettive delegazioni, tra cui Marco Rubio e l’imprenditore texano Tilman Fertitta, la proiezione
Il 10 gennaio in Italia è andata in onda la prima puntata della miniserie televisiva M. Il figlio del secolo, ispirata alla fortunata serie di romanzi storici del premio Strega Antonio Scurati. La ‘M’ del titolo si riferisce, naturalmente, a Benito Mussolini, il dittatore che ha segnato le pagine più nere del Novecento italiano.
Diretta dal regista inglese Joe Wright, la miniserie raffigura Mussolini come una sorta di grande seduttore, capace di ammaliare. Un seduttore che sullo schermo abbatte la quarta parete della finzione scenica, per rivolgersi direttamente al pubblico.
Portare in scena Mussolini non è un compito facile in un Paese come l’Italia, dove i nostalgici del ventennio fascista abbondano. Il rischio, per chi fa fiction, è di incorrere nell’apologia, o di sfociare in letture superficiali.
Lo sa bene Luca Marinelli, che in M. Il figlio del secolo interpreta proprio il Duce. In varie interviste a ridosso del lancio della serie, Marinelli ha parlato proprio delle difficoltà che ha vissuto nell’interpretare il personaggio. “È stato devastante dal punto di vista umano, ma necessario artisticamente”. Queste le sue parole.
Per Marinelli, interpretare Mussolini ha significato p
Scegliere la password giusta è una forma di sicurezza basilare, che si tratti della vostra email personale, di un account social usato per lavoro, o del codice di sicurezza del bancomat. Eppure, una procedura così fondamentale troppo spesso è presa con leggerezza. Secondo l’intelligence britannica, ad esempio, tra il 2018 e il 2019 oltre 20 milioni di account informatici avevano come password la serie numerica “123456”. Praticamente, la stessa del famoso sketch di Balle spaziali, il film di Mel Brooks che parodiava Guerre stellari. Lì era lo scudo spaziale che difendeva un intero pianeta ad avere una password così ovvia. 12345, per la precisione. Sono passati più di 30 anni da quella memorabile scena, sono nate nuove tecnologie, eppure una certa faciloneria è rimasta immutata.
Ma scegliere una password sicura non esaurisce gli inconvenienti a cui si può andare incontro. In particolare, quando la password in questione riguarda una grossa azienda, o un’istituzione. Lo sanno bene al Comune di Bologna, città che ha visto il sindaco Matteo Lepore passare una brutta prima settimana di gennaio.
A rovinare l’inizio del nuovo anno al primo cittadino è stata la notizia di una password… un po’