Ondate di calore intense, e sempre più frequenti. Siccità prolungate. Alluvioni. Incendi boschivi. Scioglimenti dei ghiacci. Uragani feroci. Tutti questi fenomeni estremi hanno lasciato un segno, spesso indelebile, in quest’anno che si sta concludendo.
Lo scorso maggio, l’Emilia-Romagna, una delle regioni più ricche e produttive d’Italia, è stata colpita da alluvioni devastanti. Piogge torrenziali, e prolungate, hanno causato l’esondazione di numerosi fiumi, trasformando campagne e città in un immenso lago grigio. Centinaia di comuni sono stati colpiti, con danni ingenti a infrastrutture, abitazioni e attività economiche. Le immagini della catastrofe, con le strade trasformate in fiumi, le case sommerse dall’acqua e molte persone costrette a rifugiarsi sui tetti, hanno sconvolto l’Italia e il mondo intero. Altrettanto sconvolgenti le immagini delle alluvioni che hanno travolto la regione di Valencia, in Spagna, sul finire del mese di ottobre, provocando danni incalcolabili, e la morte di oltre 200 persone.
L’estate del 2024 ha lasciato un segno pure sulla Grecia, dove numerosi incendi boschivi hanno trasformato un paradiso mediterraneo in un inferno di fuoco. Le fiamme, scatenate da
Lo scorso sabato sera sono stata a vedere uno spettacolo teatrale ispirato al monologo di Molly Bloom, il flusso di coscienza che conclude l’Ulisse di James Joyce. Prima di iniziare a leggere le dense pagine che, senza l’appoggio della punteggiatura, danno vita a quel torrente di pensieri ribelli, l’attrice che dava voce, e corpo, al personaggio ha chiesto agli spettatori di spegnere il cellulare. Ha atteso qualche secondo, poi ha mosso due passi verso il centro del palcoscenico, dove l’attendeva un leggio illuminato dal cono di luce di un solo riflettore.
Un momento ancora, poi la narrazione: una corsa di ricordi e colorate associazioni mentali. Quanto tempo era passato prima che, in fondo alla sala, squillasse un cellulare? Tre, cinque minuti? Silenzio. Poi, nuovamente, uno squillo. “Non ci posso credere”, sussurrava la donna seduta alla mia destra, scuotendo il capo esterrefatta.
Sì, sembra incredibile. Eppure, queste cose accadono spesso, nei teatri di tutto il mondo. Telefoni che squillano, colpi di tosse sonori e insistenti. Per non parlare, poi, di chi mangia, o parlotta. Un vero campionario della maleducazione.
Ne sa qualcosa l’attore napoletano Silvio Orlando, noto al pubbl
Ieri pomeriggio, al supermercato, ho notato che la signora in fila per le casse davanti a me aveva nel carrello uno strano assortimento di oggetti. Una bottiglia d’acqua, due bottiglie di birra grandi, e un’infinità di dolciumi: biscotti e merendine, vari tipi di cioccolato, un panettone con l’uvetta.
In questo periodo natalizio, la città è oltremodo affollata e fare la spesa richiede una buona dose di pazienza. Il tempo passato in fila per la cassa si dilata. Nell’attesa, lo smartphone è un alleato: si fa una telefonata, si dà un’occhiata a un giornale online, poi, inevitabilmente, si finisce nel vortice delle reti sociali. Ma se l’attesa è davvero lunga…beh, allora, il nostro sguardo si posa su ciò che ci circonda.
Difficile non notarlo: i supermercati tendono a riempire lo spazio in prossimità delle casse con dolci e altri oggetti pericolosi e invitanti. Il ragionamento è semplice: il cliente, reso malleabile dalla noia di una lunga attesa, cederà più facilmente alla tentazione.
Devo dire che la signora che mi precedeva in fila ieri pomeriggio mi è sembrata la vittima perfetta di questa strategia: nell’ozio dell’attesa ha buttato nel carrello altri tre o quattro prodotti colmi di
L’altro giorno, un’amica polacca mi chiedeva la ricetta di un tipico piatto natalizio italiano. Voleva preparare qualcosa di buono per i suoi genitori, in visita in Italia da Varsavia. Sembra incredibile, ma la domanda, sulle prime, mi ha messo in difficoltà. Non sono — né mai sarò, credo — una gran cuoca. Ammiro, e invidio bonariamente, chi ha talento tra i fornelli, chi dedica energia e tempo alla creazione di piatti elegantemente elaborati, ma sento che la cucina… non è il mio forte.
“Dai, fatti venire in mente qualcosa di interessante”, mi dicevo, mentre andavo col pensiero ai Natali del passato, alla ricerca di un colore, un sapore, un profumo.
Improvvisamente, un’illuminazione. Ma certo! Avrei potuto parlare delle lenticchie.
Di facile cottura, sana, nutriente e saporita, la lenticchia è molto presente sulle tavole italiane in ogni stagione dell’anno. A dicembre, però, con l’avvicinarsi del periodo delle feste, questo piccolo legume rotondeggiante assume un significato particolare, diventando una sorta… di talismano.
La forma delle lenticchie evoca, in qualche modo, quella di una moneta. È stata questa analogia, secondo alcuni storici, ad alimentare la credenza, nella Roma