È stato il più europeo tra gli autori americani, capace di coniugare il senso per l'assurdo alla Beckett con la tradizione postmoderna. È stato anche uno dei cantori di New York, con l'omonima trilogia, dove intreccia poliziesco, autofiction, metafisica ed esistenzialismo. E insieme a Philip Roth, anche lui originario di Newark, è stato uno dei grandi scrittori ebrei-americani del secondo Novecento.
Paul Auster era questo e molto altro. È morto lo scorso 30 aprile, a settantasette anni. Come accade ogni volta che muore un grande artista, un senso di vuoto ci ha stretto il cuore. Perché di colpo si è materializzata la consapevolezza che Auster non avrebbe più scritto nuove opere. Che si erano fermate le sue prolifiche mani, abituate a scrivere ogni giorno su quaderni e taccuini, circondate dal silenzio e dai vocabolari.
Auster infatti – cosa ormai rara – soleva scrivere i suoi romanzi e i suoi saggi a mano, per poi passare la versione definitiva al suo editore, dopo aver elaborato minuziose stesure, correzione dopo correzione. Per scrittori come Auster è forte la componente tattile e corporea, la capacità di evocare sensazioni e significati attraverso l'azione stessa. Così disse lui,
Nel vocabolario della politica, "ecocidio" è una parola che sta acquisendo sempre più importanza. Indica la distruzione consapevole dell'ambiente naturale.
L'accesso a un ambiente pulito e sano è un diritto universale, e, come ogni diritto, chiama in causa le leggi in vigore. La criminalità ambientale, secondo Interpol e Nazioni Unite, è la quarta più grande attività criminale al mondo.
Distruggere ecosistemi è redditizio, per quanto riprovevole. Così in molti Paesi si è iniziato a parlare di "ecocidio" come di un possibile reato da introdurre nel codice penale.
Un passo in questa direzione lo ha compiuto l'Unione europea. A febbraio, infatti, Bruxelles ha approvato una direttiva che introduce il reato di ecocidio nel diritto comunitario e impone ai Paesi dell'Unione di approvare leggi apposite nei propri confini.
Qui arriva però il rovescio della medaglia. Per il momento, infatti, su 27 Stati membri, solo il Belgio si è mosso per introdurre l'ecocidio nel proprio codice penale. È probabile che passino quindi anni prima che tutti i Paesi dell'Unione si adeguino alla nuova direttiva comunitaria.
La direttiva, come spiegato da un'analisi dei giornalisti Filippos Proedrou e Maria Pourna
Emergenza climatica, lavoro, migrazioni, guerra in Ucraina, crisi nel Medio Oriente. Sono solo alcuni dei temi caldi del dibattito pubblico nel Vecchio continente, in vista delle elezioni per il rinnovo del parlamento europeo, previste dal 6 al 9 giugno.
Elezioni più importanti che mai. A dispetto del nome, infatti, l'Unione europea presenta forti divisioni tra i singoli Stati. Paesi come Ungheria e Slovacchia, ad esempio, sono stati accusati più volte in passato di avere posizioni troppo benevole verso il Cremlino. La forte ascesa di partiti della destra nazionalista, invece, crea preoccupazione per la tenuta di un progetto che, nella sua essenza, dovrebbe essere sovranazionale.
Guardando a come l'Italia sta vivendo la campagna elettorale, sembra che i partiti sentano molto l'appuntamento. I principali leader degli schieramenti sono infatti candidati. Dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni alla leader del Partito Democratico Elly Schlein, passando per Giuseppe Conte, del Movimento 5 Stelle. I loro nomi sono in cima alle liste nei collegi elettorali, o nel simbolo del partito, o sui manifesti elettorali. Sono impegnati in prima linea per chiedere il voto degli italiani, comizi
Quando si parla di italiani che emigrano per lavoro, nel Paese, la stampa abbonda di espressioni altisonanti. "Fuga di cervelli", quando si tratta di manodopera qualificata. "Esodo", quando le statistiche suggeriscono numeri considerevoli. Oppure si dice che l'Italia "non è un Paese per giovani", richiamando il titolo del film dei fratelli Coen tratto dal romanzo di Cormac Mc Carthy.
Una strategia – o forse un’abitudine – comunicativa che rende l’analisi di questo tema un genere a sé: ci si assuefa ben presto ai toni drammatici, e dopo un po’ non ci si fa più caso. Questo a discapito del quadro complessivo, che segnala di sicuro una tendenza di cui tenere conto. Dal 2006 a oggi, infatti, la presenza di italiani all'estero è in pratica raddoppiata, con un vero e proprio boom per le richieste di cittadinanza in altri Paesi. Si emigra per non tornare, in molti casi.
Ci sono perciò momenti e ambiti in cui sarebbe bene preoccuparsi. Momenti e casi per cui i toni drammatici non stonano affatto, anzi. È il caso della sanità. Si stima che nel corso del 2024 almeno 20.000 medici lasceranno il Paese. Un dato che in pratica eguaglia il periodo che va dal 2019 al 2023. Nel 90% dei casi, infine,
Oltre a essere una celebre scultura rinascimentale, in Italia, il David di Donatello dà il nome a un importante premio cinematografico, assegnato ogni anno dall'Accademia del cinema italiano. La cerimonia di premiazione si è tenuta lo scorso 3 maggio. Tanto per rendere l'idea di quanto sia considerato prestigioso tale premio, alla serata era presente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la più alta carica dello Stato.
I film più premiati sono stati Io capitano di Matteo Garrone e C'è ancora domani di Paola Cortellesi. Garrone, tra i più importanti cineasti italiani, ha collezionato premi: ben sette, tra cui quello come “miglior film” in concorso. Una specie di risarcimento morale per un autore che si era visto sfuggire la statuetta come miglior film straniero agli ultimi Oscar.
Paola Cortellesi, al debutto come regista, ha invece vinto sei David. Visibilmente commossa durante la serata, Cortellesi sta continuando a raccogliere successi grazie a un film che mescola la tradizione neorealista degli anni Cinquanta con le tematiche di genere. Anche fuori dall'Italia si sta parlando bene del suo esordio, tanto che il Guardian ha recensito positivamente il film.
Ma c'è un