Scricchiola, a Budapest, il castello del potere di Viktor Orbán. Le prime crepe sono apparse lo scorso febbraio, quando la presidente della Repubblica, Katalin Novák, e la parlamentare Judit Varga si sono dovute dimettere, sull’onda di uno scandalo di pedofilia. Al centro della vicenda, la grazia concessa, nella primavera del 2023, al vicedirettore di un orfanotrofio statale, condannato, nel 2018, per aver coperto atti pedofili commessi dal suo superiore gerarchico, il direttore dell’istituto. Tanto Novák come Varga, all’epoca ministra della Giustizia, avevano apposto la loro firma al documento che concedeva la grazia.
In realtà, era stato Orbán a volere il provvedimento. Ed era stato poi Orbán a spingere le due donne a dimettersi, nel tentativo di salvare se stesso dal giudizio popolare. La sera dello scorso 9 febbraio, di fatto, molte persone erano scese in piazza, indignate dal comportamento del governo.
Ma Orbán, questa volta, sembra aver fatto i conti senza l’oste. Avrebbe dovuto prevedere che la freddezza con cui ha deciso di liberarsi di due prestigiose collaboratrici avrebbe generato allarme, e rabbia, nella cerchia dei suoi alleati.
Particolarmente combattivo appare, in qu
Guido Bertolaso, assessore al welfare di Regione Lombardia, ha già le valigie pronte. Destinazione: Argentina e Paraguay. In programma, vari incontri con le autorità sanitarie locali per la firma di una serie di accordi di collaborazione nel settore dell’assistenza infermieristica. “Per la Lombardia, l’arrivo, entro la fine del 2024, di molti infermieri stranieri potrebbe essere una buona opportunità”, raccontava l’assessore a Repubblica lo scorso 2 aprile. Una buona opportunità, precisava poi, da buon politico, anche per gli operatori stranieri, “che potranno fare esperienza in strutture di alto livello tecnologico come le nostre”.
Sì, certo. Un’esperienza professionale all’estero, in qualsiasi campo, è sempre un fatto positivo. Un momento di riflessione, un’occasione per ampliare i propri orizzonti. Ma la verità, in questo caso, è che ad avere — disperatamente — bisogno di aiuto è, come molte altre regioni italiane ed europee, la Lombardia. Una situazione non certo nuova: come non ricordare i medici cubani che, nei primi mesi della crisi del Covid, arrivarono in Lombardia per dare una mano a medici e infermieri locali?
Ora, le autorità sanitarie lombarde intendono impiegare gli inf
“Cerco sempre di creare degli oggetti che possano avere una doppia funzione”, raccontava, qualche anno fa, Gaetano Pesce, nel corso di una video-intervista alla rivista Surface Magazine. Per avere senso, per essere completa, l’arte, per Gaetano Pesce, non doveva limitarsi a una dimensione puramente espressiva. Doveva avere pure una funzione pratica, concreta. L’esempio perfetto di tale filosofia? Un mobile ibrido chiamato “San Sebastiano”. L’oggetto, in parte armadio con scaffali, in parte appendiabiti, presenta una superficie esterna coperta di grossi chiodi. Chiodi come frecce, in allusione al martirio del santo romano, ufficiale nell’esercito dell’imperatore Diocleziano, ucciso per aver difeso la fede cristiana. Chiodi perfetti per appendere cappelli e cappotti.
Gaetano Pesce si è spento, nella notte tra il 3 e il 4 aprile, a New York, la città dove viveva dagli anni 80. Lì, aveva fondato Fish Design, una vera fucina di meraviglie, prodotte nel suo immenso laboratorio situato nella zona del Navy Yard di Brooklyn, tra Dumbo e Williamsburg.
Architetto, designer, artista eclettico, Gaetano Pesce era nato a La Spezia, in Liguria, nel 1939. Aveva studiato architettura all’università s
Diventare, in veste di autrice, la protagonista di un caso letterario negli anni dell’adolescenza non deve essere facile. Se poi l’opera in questione è un romanzo erotico… le cose si complicano parecchio. Fama e soldi avranno un alto prezzo. Quello della curiosità morbosa, del giudizio moralista, del paternalismo.
Melissa Panarello aveva solo diciassette anni quando, nel luglio del 2003, Fazi Editore pubblicò il suo primo libro: 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire. Un romanzo erotico, un travagliato viaggio alla ricerca dell’amore scritto in prima persona, come una confessione, un diario segreto.
Accolto con scetticismo dalla critica, il libro sedusse il pubblico dell’epoca, divenendo, all’istante, un best-seller. Al successo italiano, negli anni, seguirono traduzioni in oltre trenta lingue, con più di tre milioni di copie vendute nel mondo.
Quell’immenso e improvviso successo travolse come un’onda Melissa Panarello, che all’epoca si firmava solo col nome e l’iniziale del cognome, Melissa P. Vittima di un’autocritica eccessiva, la giovane scrittrice catanese pensava di non meritare tanto interesse. Un classico caso di sindrome dell’impostore. “Le persone intelligenti son
Alicudi — l’isola dell'erica, come la chiamavano gli antichi greci — è la più occidentale delle isole Eolie. Un cono roccioso nel blu del Mediterraneo, coperto di arbusti, uliveti, vigneti e coltivazioni di capperi. Non ci sono strade asfaltate ad Alicudi. Solo sentieri tra i campi, e una miriade di gradini di pietra fiancheggiati da agavi e fichi d’india. Sommessa, la presenza umana, che d’inverno non conta nemmeno cento anime.
A rendere più movimentata la vita sull’isola, tuttavia, oltre al turismo estivo, da qualche anno c’è una nuova presenza: quella di circa 600 capre selvatiche.
Un vero problema per l’isola, che conta appena 5 chilometri quadrati. Le capre, infatti, sono voraci e provocano spesso il crollo dei muretti a secco che dividono le coltivazioni a terrazza, essenziali per l’agricoltura del luogo. Inoltre, essendo una specie non originaria dell’isola, rappresentano un’alterazione del normale equilibrio ecosistemico.
Ma da dove sono arrivati questi dispettosi animali? Secondo una ricostruzione pubblicata, lo scorso 5 aprile, dal quotidiano Il Post, le capre che ora popolano Alicudi sarebbero state portate sull’isola circa vent’anni fa da alcuni allevatori. “Alcune capre