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27 September 2023

Episode #411

20 September 2023

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13 September 2023

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30 August 2023

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Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma! Oggi è mercoledì 30 agosto 2023. Io sono Chiara, insieme a voi per commentare gli ultimi sviluppi dell’attualità italiana e globale. Questa settimana, cominciamo la nostra chiacchierata commentando una fotografia, un’immagine che è stata onnipresente nei giorni scorsi.

Se una fotografia diventa un’arma politica

30 August 2023
Se una fotografia diventa un’arma politica
Consolidated News Photos / Shutterstock

Non indossa la divisa il detenuto P01135809. Sfoggia gli abiti di sempre: camicia bianca, abito blu, cravatta rosso vivo. I colori della bandiera, della patria. La sua chioma color platino brilla, illuminata dall’alto da un’intensa luce artificiale. I suoi occhi celesti ci fissano torvi, stralunati. Non c’è dubbio: quello sguardo truce promette vendetta, una nuova battaglia. “Questa è una parodia della giustizia!”, dirà poi, uscendo dal carcere, indignato. Chiaro come il sole, il messaggio implicito: sono una vittima del sistema, e, in quanto tale, rappresento la gente, l’America genuina, contro l’establishment di Washington —snob, corrotto e assetato di potere—.

In poche ore, la foto segnaletica scattata giovedì 24 agosto a Donald Trump nel carcere della contea di Fulton, in Georgia, è diventata virale, onnipresente e inevitabile, collezionando milioni di visualizzazioni. Commenti, analisi, paragoni. C’è chi ha scomodato Alex, l’inquietante protagonista di Arancia meccanica. E chi l’ha definita un capolavoro della comunicazione politica.

Trump è rimasto in stato di fermo per circa venti minuti, per essere poi rilasciato grazie a una cauzione da 200.000 dollari. In base alla nuova i

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Lasciamo ora gli Stati Uniti. Attraversiamo l’Atlantico, per andare a visitare l’Europa mediterranea, che, dopo la pausa pandemica, sta vivendo un boom turistico.

La bellezza del Mediterraneo

30 August 2023
La bellezza del Mediterraneo
Gatot Adri / Shutterstock

Lo scorso mese di luglio, l’epidemiologo tedesco Karl Lauterbach, ministro della Salute nel governo Scholz, ha fatto arrabbiare un bel po’ di persone in Italia. Sebbene fosse impegnato in un intenso tour delle città d’arte del nostro paese, il ministro ha trovato pure il tempo di coltivare le sue reti sociali. Il 16 luglio, mentre era a Bologna, Lauterbach ha scritto sul suo profilo Twitter: “Ondata di calore spettacolare. (…) Il cambiamento climatico sta distruggendo l’Europa del Sud. È la fine di un’epoca”. Il giorno dopo, visitando la basilica di San Francesco a Siena, Lauterbach ha avuto un’illuminazione: “Bell’edificio medievale. Durante le ondate di calore, le chiese dovrebbero rimanere aperte, nelle ore diurne, e offrire rifugio”. Venerdì 21 luglio, vinto dalla gloriosa bellezza di Roma, il ministro, occhiali da sole e sorriso raggiante, si arrendeva al piacere di un selfie davanti alla più famosa fontana della capitale: “36 gradi, un po’ di vento. Va bene. Dopo i Caravaggio nella fresca Galleria Borghese, ora alla fontana di Trevi”.

Le esternazioni del signor Lauterbach, come vi dicevo, hanno irritato parecchi italiani. Indispettita, la ministra del Turismo Daniela Santanchè

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Rimaniamo nel Mediterraneo, per parlare di una spiaggia molto particolare…

Pedocin, eclettica oasi di pace

30 August 2023
Pedocin, eclettica oasi di pace
haryo qb / Shutterstock

La voce che ogni sera, a Trieste, poco dopo le 7, avverte “la gentile clientela” dello stabilimento balneare La Lanterna che la struttura sta per chiudere si esprime in tre lingue: italiano (con spiccato accento triestino), inglese… e cinese. I tempi cambiano e l’antico stabilimento balneare, aperto ai tempi dell’Impero asburgico, vuole dimostrare di essere un luogo multiculturale e aperto, pronto ad accogliere turisti e residenti locali di origine straniera. Tutti in pace, davanti allo stesso mare e sotto lo stesso sole.

La Lanterna — che tutti, a Trieste, chiamano “Pedocin”, un termine che nel dialetto locale significa “piccola cozza” — è un luogo famoso per una particolarità: è l’unica spiaggia in Europa nella quale gli spazi dedicati a uomini e donne sono stabilmente separati da un muro. Un alto muro bianco che continua, per qualche metro, pure nell’acqua.

Strutturalmente, il Pedocin, dunque, è rimasto lo stesso nel corso delle epoche, dal 1903, col suo muro e la sua separazione tra sessi. E i triestini — soprattutto le donne, che si sentono libere di andare al mare quasi nude, lontane da sguardi maschili invadenti — lo amano così. La situazione è descritta molto bene nel film

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Lasciamo ora mare e spiagge, per rendere omaggio a una famosa figura della musica italiana.

Toto Cutugno, successo italiano

30 August 2023
Toto Cutugno, successo italiano
Public Domain, Link

Nato il 7 luglio del 1943 a Fosdinovo — un antico borgo collinare della provincia di Massa Carrara, famoso ancora oggi per il suo bel maniero medievale, il Castello Malaspina — Toto Cutugno veniva da una famiglia culturalmente eclettica. Il padre Domenico, un sottufficiale della Marina, era siciliano. La madre, Olga, era toscana.

Il signor Domenico, che aveva una gran passione per la musica, nel tempo libero suonava la tromba nella banda comunale di La Spezia, la città dove si era trasferito, con la famiglia, per questioni di lavoro. Era stato lui ad avvicinare il piccolo Salvatore, che tutti chiamavano “Toto”, al mondo degli strumenti musicali. La prima tappa, il tamburo, a nove anni. Poi, un percorso in crescendo: la batteria, la fisarmonica, il pianoforte.

Toto Cutugno è morto lo scorso 22 agosto, a Milano, lasciando dietro a sé una scia di commozione e ricordi. Il tipo di ricordi che crea una coscienza collettiva, una chiave di lettura condivisa. Quel senso di appartenenza che si declina, che si concreta, nella malinconia dolce di aver vissuto insieme un’epoca oggi lontana.

Nel corso della sua carriera, Toto Cutugno ha venduto milioni di dischi. Oltre che cantante, è stato compos

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Dalla musica all’atletica, infine, per parlare di Gianmarco Tamberi, campione del mondo nel salto in alto.

Gianmarco Tamberi, campione del mondo nel salto in alto

30 August 2023
Gianmarco Tamberi, campione del mondo nel salto in alto
roibu / Shutterstock

L’emozione di un sacrificio coronato dal successo non ha prezzo. Lo sa bene Gianmarco Tamberi, campione olimpico nel salto in alto ai Giochi di Tokyo 2020 e, da qualche giorno, pure campione del mondo ai mondiali di atletica 2023 di Budapest.

Lo sa bene perché c’è stato un momento, nella sua vita, in cui i successi che poi ha conquistato negli ultimi anni erano apparsi lontani e inafferrabili, come una chimera.

Il 2016 è stato per Gimbo — così lo chiamano amici e colleghi — un anno intenso e complesso, attraversato da soddisfazioni immense, e prove difficili. Il 6 marzo, la medaglia d’oro ai campionati italiani indoor di Ancona. Il 19 marzo, un’altra medaglia d’oro: a Portland, questa volta, ai campionati mondiali indoor. Il 26 giugno, una nuova vittoria, ai campionati italiani di Rieti. Pochi giorni dopo, il 10 luglio, il trionfo ai campionati europei di Amsterdam. Poi, il 15 luglio, l’incidente, una lesione al legamento deltoideo della caviglia sinistra durante un incontro di atletica leggera svoltosi nel principato di Monaco. Quella lunga scia di successi, quell’incantesimo che sembrava non voler finire mai si sfalda, di colpo. Tamberi deve dire l’addio ai Giochi olimpici di Rio.

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