E anche questa volta, i sondaggi sulle intenzioni di voto non hanno colto nel segno. Lo scenario che vedeva, a Madrid, una coalizione di governo formata dai conservatori del Partido Popular in alleanza con la destra radicale di Vox appare ormai lontano. Certo, a dare plausibilità a tale scenario, c’era la sconfitta della sinistra alle elezioni amministrative dello scorso maggio. E l’ascesa al potere, in diverse città, di compagini governative molto orientate a destra, formate, appunto, dal PP in alleanza con Vox.
A dare ulteriore plausibilità allo scenario delineato dai sondaggisti, poi, la performance, deludente, del primo ministro uscente, il socialista Pedro Sánchez, che, in un duello televisivo con il leader del PP, Alberto Núñez Feijóo, era apparso in difficoltà. Una sorpresa, questa, dato che Sánchez è noto per le sue capacità dialettiche. Ma come poteva, Sánchez, combattere con le nobili armi della retorica la narrazione fittizia, la realtà alternativa e illogica che Feijóo tesseva, senza sosta, per eliminare la possibilità di uno scambio di idee reale, e quindi pericoloso?
Nella notte di domenica 23 luglio, tanto Feijóo come Sánchez cantavano vittoria. Eppure, nessuno dei du
Un gruppo di persone — completi sconosciuti, per lo più — si trovano a convivere, per tre giorni, sullo stesso treno, il mutevole paesaggio europeo incorniciato dai finestrini. Tre giorni che scorrono in un’atmosfera di tensione crescente, come tre atti di una tragedia.
Nel 1974 usciva nelle sale Assassinio sull’Orient Express, un film — diretto da Sidney Lumet e tratto dal romanzo omonimo di Agatha Christie — che vantava un cast d’eccezione, nel quale brillavano Ingrid Bergmann e Lauren Bacall.
Agatha Christie aveva scritto il romanzo nell’estate del 1933, a Istanbul, nella stanza 441 del Pera Palace, elegante hotel costruito sul finire dell’800 proprio per ospitare i passeggeri dell’Orient Express, il lussuoso treno che univa Parigi alla capitale turca.
Il romanzo aveva come protagonista un personaggio ricorrente nel mondo immaginato dalla scrittrice e drammaturga britannica: il brillante investigatore belga Hercule Poirot.
Pure nel film di Lumet, troviamo Poirot in primo piano. È l’inverno del 1935, e il sagace detective, dovendo viaggiare da Istanbul a Londra, opta per l’Orient Express. Mentre attende di salire sul treno, vede una sua vecchia conoscenza, il signor Bianchi, diri
Se chiedessimo, alla gente del centro di Napoli, come, e quando, è cambiato il vento, molti farebbero il nome di Domenico Dolce e Stefano Gabbana. E ci parlerebbero dell’anno 2016, o del 2017. In effetti, la decisione della celebre maison — davvero originale, all’epoca — di fare dei Quartieri Spagnoli di Napoli un teatro di sfilate, spot pubblicitari e feste dedicate alla moda è stata un punto di svolta per l’immagine della città, in Italia come all’estero. Con la sua teatralità e il suo mediterraneo esotismo, Napoli è, da sempre, una fonte di ispirazione per i due stilisti. Una musa colorata, esuberante, sontuosamente pop.
Poi, è arrivata la pandemia del Covid, un altro momento di svolta per i 15.000 abitanti dei Quartieri Spagnoli, che oggi vivono una sorta di età dell’oro.
Sinonimo, un tempo, di criminalità —droga, contrabbando, prostituzione, regolamenti di conti—. Luogo temuto, e accuratamente evitato, dalle rotte del turismo di massa, i Quartieri Spagnoli sono oggi una meta ambita. Un frutto surreale: proibito e accessibile, al tempo stesso.
Tutti vogliono passeggiare per quella stretta scacchiera di vicoli decorati con ritratti di Sofia Loren e Diego Armando Maradona, il miti
Quest’anno Rovigo ha fatto le cose in grande. “Dal 22 settembre 2023 al 28 gennaio 2024, Palazzo Roverella ospiterà la più grande monografica mai proposta in Italia su Tina Modotti, un’icona della fotografia internazionale del XX secolo”, si legge nel comunicato del museo che anima il cuore della città veneta.
Una sfida impegnativa per il bell’edificio rinascimentale, che promette di offrire ai visitatori “un’esperienza immersiva”, un viaggio che va ben oltre i confini della produzione fotografica della Modotti.
A questo fine, il pubblico della mostra avrà il piacere di scoprire una serie di filmati e un’ampia collezione di fotografie che vedono l’affascinante Tina come protagonista, ma anche oggetti e frammenti di riviste e quotidiani d’epoca, provenienti da tutto il mondo.
A completare l’evento, Palazzo Roverella ospiterà una rosa di appuntamenti speciali, pensati per offrire una visione panoramica sulla vita e l’eredità intellettuale della celebre fotografa e attivista.
Nata a Udine, nel nord-est dell’allora Regno d’Italia, nell’agosto del 1896, emigrata, giovanissima, a San Francisco, in California. Tina è una ragazza dinamica, indipendente e curiosa. Inizia la sua avventura ameri
“L’insalata pantesca è perfetta per ogni occasione”, mi diceva l’altro giorno il mio amico Michele, che da anni, ormai, vive a Pantelleria, un’isola di origine vulcanica immersa nel blu del Mediterraneo centrale, una perla di terra a metà strada tra la Sicilia e l’Africa.
Michele, all’università, ha studiato filosofia. Poi, per anni, ha lavorato come fotografo e cineoperatore, collaborando con i migliori teatri d’Europa e programmi televisivi di prestigio. Sembrava fosse quella la sua strada. Col tempo, però, ha cominciato a sentire, sempre più forte, il richiamo della natura. La voce ritmica del mare, e quella, dolce e ferma, della terra.
A Pantelleria, Michele ha creato una cooperativa. Un gruppo che, oltre a gestire un orto comunitario, si dedica a recuperare vitigni e uliveti abbandonati. Un lavoro bello, importante. Fatto ogni giorno con le mani, e con il cuore.
Ma torniamo all’insalata tipica dell’isola, l’insalata pantesca. Una ricetta perfetta per ogni momento della giornata, come dicevamo. Ottima per un pranzo veloce, leggero e informale. E meravigliosa a cena, a coronare una giornata passata all’aria aperta, come accompagnamento per un piatto più elaborato.
L’insalata pante