La mattina del 14 agosto 2018 crollava a Genova un segmento del ponte Morandi, un viadotto costruito negli anni ‘60, essenziale punto di collegamento tra Italia e Francia, tra le montagne e il mare. Terribile il bilancio della tragedia: 43 morti e 11 feriti. Centinaia di persone sfollate.
La spettrale carcassa del vecchio ponte era rimasta in piedi per mesi, come una ferita aperta. Poi, nell’agosto dell’anno scorso, erano finalmente iniziati i lavori di ricostruzione. Martedì 28 aprile, a 620 giorni dalla tragedia, è stata collocata l’ultima sezione dell’impalcato del nuovo ponte. Nei prossimi mesi verrà completato il manto stradale. Poi, sarà la volta della fase dei collaudi. Fino ad arrivare all’apertura al traffico, nella seconda metà di luglio, a quasi due anni dal tragico crollo della struttura precedente.
Nell’attesa dell’inaugurazione vera e propria, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte — accompagnato dalla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, e dal sindaco di Genova, Marco Bucci — ha voluto partecipare alla cerimonia che ha segnato il varo dell’ultima campata del ponte. A suggellare lo storico momento, le sirene del cantiere, alle quali hanno subito rispost
Per Vladimir Putin, il 2020 doveva essere un anno importante. Doveva essere, tra le altre cose, l’anno in cui una riforma costituzionale gli avrebbe permesso di rimanere comodamente seduto sulla poltrona presidenziale fino al… 2036.
Un obiettivo oggettivamente ambizioso, da concretare gradualmente, mediante una serie di passaggi ben congegnati.
Lo scorso 10 marzo, il Parlamento russo aveva approvato un emendamento costituzionale volto a dare a Putin la possibilità di ricandidarsi alla carica di presidente oltre la soglia del secondo mandato consecutivo, che si concluderà nel 2024. Una settimana dopo, lunedì 16 marzo, la Corte costituzionale, senza davvero sorprendere nessuno, stabiliva che le modifiche alla Costituzione approvate dal Parlamento erano compatibili con la legge. L’ultimo passo di questa monumentale farsa si sarebbe dovuto concretizzare il 22 aprile, data fissata per una consultazione popolare. Un referendum che, secondo i calcoli del Cremlino, avrebbe suggellato l’intero processo.
Di fatto, i mesi di aprile e maggio si prospettavano come un momento trionfale per il presidente russo. Oltre al referendum del 22 aprile, un’altra data di grande valenza simbolica si profila
Quell’estate, il Ministro era all’apice della sua popolarità. Pur essendo al governo da oltre un anno, continuava a girare l’Italia compulsivamente, in lungo e in largo, impegnato in una campagna elettorale permanente, e personalissima. Discorsi in piazza e bagni di folla nelle spiagge, lunghe maratone di selfie. La gente — la sua gente — lo adorava. Tutti lo volevano vedere da vicino, ascoltare, abbracciare, toccare. Ovunque andasse, folle osannanti lo applaudivano. Quasi fosse un santo, o un profeta. Che lontana sembra, oggi, quell’estate! L’estate del 2019.
Con il suo stile energico e falsamente genuino, Matteo Salvini — prima come segretario di partito e poi nel ruolo di ministro — aveva saputo dare voce a un complesso mosaico di paure collettive, facendo lievitare il consenso elettorale del suo partito, la Lega. A lui, di fatto, va il merito di aver portato la Lega dal misero 4% di qualche anno fa al 17% delle elezioni politiche del 4 marzo 2018… fino al glorioso 34% delle Europee del 26 maggio 2019. Un trionfo costruito a suon di slogan e propaganda, promettendo un futuro senza immigrati… e con una Bruxelles fortemente ridimensionata.
Un trionfo che avrebbe fatto girare la test
A Pierpaolo Piccioli, direttore creativo della maison Valentino, piace raccontare storie. Una passione nata dall’amore per i libri — romanzi, biografie di grandi pittori — e cresciuta, poi, osservando il lavoro dei fotografi che si sono dedicati a ritrarre le creazioni dell’alta moda. Carlo Mollino, Cecil Beaton, Irving Penn, Avedon e il suo eroe, David Bailey, il fotografo di moda londinese che ispirò il film Blow-Up di Michelangelo Antonioni. Il suo preferito? Edward Steichen, fotografo, pittore e curatore. Ed è proprio osservando il lavoro di queste grandi firme della fotografia che Piccioli si è avvicinato alla moda, cogliendone il grande potere espressivo.
Ma Piccioli è, prima di tutto, un esteta. “La moda riflette una specifica atmosfera, un momento nel tempo. La bellezza, invece, è qualcosa di eterno. Le mie collezioni partono da un’idea di bellezza, da un sogno”, diceva lo stilista romano nel 2017, nel corso di un’intervista realizzata dalla regista Lisa Immordino Vreeland per il sito Made To Measure.
Un concetto astratto, la bellezza. Elastico, relativo, personalissimo. Per Pierpaolo Piccioli, la bellezza ha a che fare con la grazia interiore. Con l’individualità e l’auten
C’è stato un tempo in cui l’influencer Chiara Ferragni e suo marito, il rapper Fedez, venivano accusati di superficialità. Di aver perso il contatto con la ‘vita reale’, con i problemi della gente comune. Sui loro profili social, i due non facevano che pubblicare le immagini del mondo dorato in cui erano immersi: viaggi esotici, incantevoli ville in riva al mare, alberghi di lusso, abiti favolosi e feste a non finire.
Di fatto, proprio una di queste feste, qualche tempo fa, aveva attratto l’attenzione — e lo sdegno — di molte persone, suscitando un’ondata di polemiche. Alcuni di voi, forse, la ricorderanno. Ne avevamo parlato anche noi, nel nostro programma. Era l’autunno del 2018 e Chiara Ferragni, in occasione del compleanno del marito, aveva organizzato una festa in un supermercato, il Carrefour di CityLife, un elegante quartiere milanese.
Fin qui, nulla di particolarmente strano. Né di particolarmente interessante, a dire il vero. E allora perché l’evento aveva suscitato l’indignazione collettiva? Semplice. Perché, nel corso della serata, molti tra gli invitati alla festa avevano oltrepassato la soglia del buon gusto, lanciando in aria frutta, verdura e altri generi alimentari.