Verso la fine di febbraio, quando l’epidemia del Covid-19 cominciava a proiettare la sua ombra minacciosa sull’Europa — e in modo particolare sull’Italia —, la Grecia sembrava essere una vittima ideale della tragedia all’orizzonte: un quarto della popolazione in età pensionabile, un sistema sanitario in difficoltà, indebolito da un decennio di austerity e tagli di bilancio, e una cultura tipicamente mediterranea, amante della socialità.
La combinazione di questi tre fattori faceva temere un alto tasso di infezioni, con la conseguente saturazione delle strutture ospedaliere e un’altissima mortalità. E invece, tra i paesi colpiti dall’epidemia, la Grecia si trova oggi, tutto sommato, in una posizione relativamente tranquilla.
Ogni giorno, alle sei del pomeriggio, i canali televisivi greci presentano una trasmissione che, per molti, è ormai un appuntamento fisso, una specie di rito. La scena è sempre la stessa. Due uomini seduti, a diversi metri di distanza uno dall’altro, dietro a un lungo tavolo di legno chiaro, un sobrio sfondo grigio con due bandiere: quella bianca e blu della Grecia e quella dell’Unione europea, ornata da un cerchio di stelle. È il briefing quotidiano del Ministe
Il volto sciupato, lo sguardo serio, la voce roca, rotta dall’emozione. Il Boris Johnson che abbiamo visto nel videomessaggio diffuso da Downing Street lo scorso 12 aprile è apparso diverso, molto diverso, dal solito. Più sobrio, più empatico. Più maturo, potremmo dire. Nessuna traccia, nel filmato, della freddezza, dell’arroganza impassibile, con cui, non molto tempo fa, il primo ministro britannico, difendendo il concetto di ‘immunità di gregge’, diceva ai suoi concittadini di prepararsi a perdere, precocemente, alcune persone care.
Immagino che nelle lunghe ore di degenza al St. Thomas Hospital di Londra, dov’era stato ricoverato perché affetto dal Covid-19, il premier britannico abbia avuto modo di riflettere. E di osservare il mondo, e le persone che lo popolano, da un altro punto di vista.
Johnson era risultato positivo al coronavirus lo scorso 27 marzo. Poche ore dopo, aveva reso pubblica la sua condizione, dicendo di avere “sintomi lievi” e di stare, tutto sommato, bene. Nei giorni successivi, però, la situazione era precipitata. Il 5 aprile, Johnson veniva ricoverato in ospedale. Il giorno dopo, in seguito all’aggravamento del suo stato di salute, veniva spostato nel repart
Ho sempre pensato che quello di sindaco fosse un ruolo faticoso, affascinante e complesso. Un lavoro a 360 gradi, politicamente — e psicologicamente — molto impegnativo.
Se vuole fare bene il suo mestiere, un sindaco non può limitarsi al mero coordinamento amministrativo della sua città. Essendo un rappresentante politico eletto dal voto popolare, il sindaco deve saper essere un leader della comunità, a tutti gli effetti. Deve promuovere il buon governo e il rispetto delle leggi, certo, ma anche la coesione sociale, il senso di appartenenza alla collettività.
Chiara Appendino, sindaca di Torino dal giugno del 2016, sembra aver capito molto bene quanto sia importante il suo ruolo come guida psicologica della città. E quanto possa contare, in un momento di grave emergenza come quello attuale, una parola di vicinanza e di conforto.
Con una laurea a pieni voti in Economia internazionale, e una specializzazione in Economia e Finanza alla Bocconi di Milano, Appendino ha trascorso i primi anni dopo l’università nel mondo imprenditoriale, collezionando varie collaborazioni, tra cui spicca quella di controller per la Juventus.
Ma Chiara Appendino è anche, d
Il mio amico Michele, che lavora in una grande compagnia assicurativa, qualche anno fa mi raccontava la storia di Franca, una sua collega. O meglio: una sua ex collega. Franca, infatti, aveva realizzato quello che per molti rimane solo un sogno nel cassetto: andare a vivere, stabilmente, su un’isola paradisiaca.
Stanca dell’atmosfera di stress che respirava quotidianamente, Franca aveva deciso di trasferirsi all’estero insieme al marito Stefano, e ai loro due figli adolescenti. Il luogo scelto? Curaçao, un’isola olandese nel mar dei Caraibi, non lontano dalle coste del Venezuela.
Essendo esperti nel campo della comunicazione e del marketing, Franca e Stefano hanno messo a frutto le loro competenze per avviare un’agenzia di accoglienza turistica per italiani, cominciando così una vita completamente nuova. “Curaçao è un’isola bellissima. Un luogo aperto, multietnico e multilingue”, raccontava la coppia nel giugno del 2015, in un’intervista al quotidiano Il Piccolo.
Lo scorso 13 aprile, sfogliando l’edizione milanese del Corriere della Sera, ho letto una storia molto simile a quella di Franca e Stefano. La storia di un altro italiano che, insoddisfatto dalla quotidianità, ha deciso di vo
La cultura non si ferma. Un pensiero, un desiderio, uno slogan. E pure un invito. Quello del MiBACT — il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo — che, in collaborazione con una serie di prestigiose realtà culturali, presenta ora sul suo sito una nuova offerta, tutta digitale. Sei le aree tematiche: educazione, biblioteche, musei, musica, cinema e teatro. Tesori inediti e capolavori classici, curiosità e segreti. Un ricco viaggio virtuale in compagnia di storici dell’arte, archeologi, architetti, scrittori, attori e musicisti.
Per chi ha voglia di navigare un po’ si apre un mondo di possibilità virtualmente infinito. Basti pensare che realtà come La Fenice di Venezia, l’Eliseo di Roma, il Teatro alla Scala di Milano partecipano all’iniziativa.
Così come il Parco archeologico del Colosseo, che al suo pubblico digitale offre, tra le altre cose, un itinerario dedicato ad alcune importanti figure femminili della Roma antica. Come la stravagante e ribelle Giulia, figlia dell’imperatore Augusto. O come Livia, terza e ultima moglie di Ottaviano Augusto, bella, intelligente… e spietata.
Ora, riflettendo sulle potenzialità del web nel campo della didattica e della promozi