Campagna militare contro la minoranza rohingya in Myanmar: l’esercito accusato di aver collocato mine antiuomo
Lo scorso fine settimana, l'esercito del Myanmar è stato accusato di aver piantato delle mine antiuomo lungo il percorso dei musulmani della minoranza rohingya, attualmente in fuga dallo stato Rakhine, sulla costa occidentale del paese. L’accusa giunge mentre il governo della leader de facto Aung San Suu Kyi -- che nel 1991 ha vinto il Premio Nobel per la Pace -- sta ricevendo forti condanne a livello mondiale per ciò che le Nazioni Unite hanno definito come una campagna di pulizia etnica contro i Rohingya.
Le violenze hanno avuto inizio il 25 agosto scorso, quando alcuni attivisti rohingya hanno preso d’assalto una serie di stazioni di polizia e una base militare in quella che loro hanno descritto come un’operazione volta a proteggere la loro minoranza etnica. In risposta agli attacchi, il governo ha bruciato alcuni villaggi e, secondo quanto riferito, ha massacrato diverse famiglie rohingya, sebbene stessero cercando di fuggire. La scorsa domenica, alcune fonti di Amnesty International hanno accusato l’esercito del Myanmar di aver collocato delle mine lungo il confine con il Bangladesh dove, al momento, molti Rohingya si sono rifugiati. L’uso delle mine antiuomo è stato dichiarato