Turchia, il presidente Erdoğan annuncia nuove repressioni contro i dissidenti politici
Nel primo anniversario del fallito colpo di stato che l’anno scorso ha scosso la Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdoğan si è impegnato a continuare l’attuale repressione contro i suoi avversari, un gruppo che include giornalisti, attivisti politici e persino alcuni parlamentari. La scorsa domenica, nel corso di due appassionati discorsi, Erdoğan ha inoltre annunciato di voler reintrodurre la pena di morte nel paese, previa approvazione parlamentare.
Con frequenti riferimenti alla religione, Erdoğan ha lodato il popolo turco “per aver combattuto, con le loro bandiere e la loro fede, i delinquenti e i traditori” responsabili del tentato colpo di stato del 2016. Il presidente ha inoltre descritto gli ideatori del golpe come degli “infedeli” e ha detto che il paese “taglierà la testa” a chiunque cerchi di destabilizzare il sistema. Davanti a una folla che scandiva lo slogan “vogliamo la pena di morte”, Erdoğan ha riaffermato il suo appoggio alla pena capitale che, in Turchia, era stata abolita nel 2004.
Domenica scorsa, in un articolo pubblicato sul giornale tedesco Bild am Sonntag, il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha scritto che la reintroduzione della pe