Dopo il fallito colpo di stato, la Turchia intensifica la repressione
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan stringe il giro di vite della repressione contro tutti coloro che sospetta abbiano avuto un ruolo nella pianificazione del tentato colpo di stato dello scorso 15 luglio. La settimana scorsa sono stati chiusi oltre 100 organi di informazione con l’accusa di aver simpatizzato con i golpisti. Inoltre, all’inizio di questa settimana, circa 100 arbitri e altri esponenti della Federazione calcistica turca sono stati licenziati per un loro presunto coinvolgimento nel golpe.
Dopo il fallito colpo di stato, circa 70.000 persone sono state sospese dai loro incarichi lavorativi o sono state licenziate, mentre oltre 18.000 persone sono state arrestate. Coloro che sono stati raggiunti da queste misure repressive sono accusati di avere dei legami con Fethullah Gülen, un religioso musulmano —un tempo alleato del presidente Erdoğan— che attualmente vive negli Stati Uniti.
In un articolo pubblicato ieri su un quotidiano, il portavoce di Erdoğan, Ibrahim Kalin, ha scritto che il popolo turco è unito nel condannare il colpo di stato. Gli Stati Uniti e l’Europa, ha detto Kalim, non dovrebbero “ignorare questo consenso”. Erdogan ha chiesto agli Stati Uniti