Il confidente digitale
27 May 2026
VH-studio / Shutterstock
La trasformazione è silenziosa, ma profonda. Sempre più giovani scelgono l’intelligenza artificiale
per affrontare il malessere emotivo. Per esprimere stati d’animo e riflettere su questioni intime. Da un’indagine condotta in Francia, Germania, Irlanda e Svezia da Ipsos BVA su un campione di 3.800 giovani di età compresa tra gli 11 e i 25 anni, emerge che quasi la metà dei ragazzi intervistati ha utilizzato un chatbot per discutere di questioni intime e personali. Il dato diventa ancora più significativo se si considera che il 51% degli intervistati
trova più semplice parlare di salute mentale con un chatbot
piuttosto che con un essere umano. Per questi ragazzi, l’intelligenza artificiale è
un “consigliere di vita” e
un “confidente”.
È facile intuire
le ragioni di questo legame inedito. L’intelligenza artificiale
non giudica,
è veloce,
ed è sempre disponibile. Appare, inoltre, come un interlocutore oggettivo, libero da traumi o pregiudizi che possano condizionare l’ascolto e l’analisi. Questa (percepita) neutralità rivela una diffusa crisi di fiducia nei confronti della psicoterapia tradizionale. Molti ragazzi, infatti, vedono nello psicologo una figura imperfetta, condizionata a su