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Abiy Ahmed, un anno dopo il Nobel per la pace

2 December 2020
Abiy Ahmed, un anno dopo il Nobel per la pace
Alexandros Michailidis / Shutterstock.com
Poco meno di un anno fa, il 10 dicembre 2019, Abiy Ahmed, quarantenne primo ministro dell’Etiopia, riceveva a Oslo il premio Nobel per la pace, “per il suo impegno nel campo della cooperazione internazionale e, in particolare, per il suo ruolo nel risolvere il conflitto con l’Eritrea”.

Un premio più che meritato, quello di Ahmed, almeno in teoria. Attivista, in gioventù, nella lotta contro il regime dittatoriale del Derg, un dottorato in ricerca sulla pace e sui conflitti ottenuto presso l’Università di Addis Abeba e un passato da ministro, il giovane capo del governo appariva come il volto nuovo della politica etiope.

Membro del progressista Partito Democratico Oromo e diventato premier nell’aprile del 2018, Ahmed aveva dato impulso a una stagione di grandi riforme. Parità di genere nell’esecutivo, una donna alla presidenza del paese, liberazione di numerosi prigionieri politici e parziale privatizzazione di una serie di imprese statali, nel nome dell’efficienza amministrativa.

Essendo inoltre figlio di un musulmano di etnia oromo e di una cristiana amhara, Ahmed sembrava incarnare, nella sua stessa persona, una promessa per un futuro prospero e armonioso in un paese complesso come

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