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Roma, si ferma il processo sull’omicidio di Giulio Regeni

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Roma, si ferma il processo sull’omicidio di Giulio Regeni
Stefano Guidi / Shutterstock.com

Alessandro: È durato appena un giorno il processo sul caso Giulio Regeni, il dottorando italiano dell’Università britannica di Cambridge, che poco più di cinque anni fa, è stato rapito, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani. Nel processo sono finiti sul banco degli imputati quattro agenti egiziani: il generale Sabir Tariq, i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, e il maggiore Magdi Sharif. Nel gennaio del 2016, Regeni si trovava al Cairo per completare la sua tesi di dottorato sull’attività dei movimenti sindacali indipendenti dei venditori di strada, una questione politica molto delicata in Egitto. “I sindacati egiziani – scrisse Giulio in uno dei suoi articoli -- rappresentano una sfida alla retorica che il regime promuove per giustificare la sua stessa esistenza e la repressione della società civile che mette in atto”. Nelle settimane prima di morire, Giulio Regeni aveva partecipato a molti incontri pubblici organizzati dal sindacato dei venditori di strada. La sua attività di ricerca, però, aveva finito per insospettire il leader sindacale Mohamed Abdallah, che all'epoca collaborava segretamente con i servizi segreti egiziani. Dopo la denuncia del sindacalista al ministero dell’Interno, Regeni scomparve. Il suo corpo senza vita, con segni evidenti di tortura, fu rinvenuto il 3 febbraio in una strada del Cairo.

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