Manifesti anti-aborto scatenano un'ondata di proteste in Italia
Lo scorso lunedì, un'organizzazione conservatrice madrilena ha fatto affiggere una serie di manifesti a Roma sui quali si poteva leggere la frase "l’aborto è la prima causa del femminicidio nel mondo", accompagnata dall’hashtag #stopaborto. La campagna coincide con il quarantesimo anniversario dell’approvazione della legge che, nel ‘78, legalizzò l’aborto in Italia, e precede una ‘marcia per la vita’, che avrà luogo a Roma sabato 19 maggio.
Sulla sua pagina Facebook, il gruppo CitizenGO afferma che l'aborto ha ucciso milioni di ragazze, provocando, inoltre, "gravi conseguenze fisiche e psicologiche sulle donne che lo praticano". In Italia, numerosi politici e diversi gruppi femministi hanno criticato i manifesti, definendoli gravemente offensivi e sottolineando il fatto che il loro contenuto distorce il significato di "femminicidio", una parola normalmente usata con riferimento all’uccisione di donne da parte di uomini. Nella serata di martedì, il Comune di Roma ha ordinato la rimozione dei manifesti.
In base alla legge italiana, l'aborto è legale nelle prime 12 settimane di gravidanza. Nel periodo successivo, è permesso solo se la vita della madre è in pericolo, o in presenza di un'