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Elodie, fiore di periferia

21 October 2020
Elodie, fiore di periferia
Andrea Raffin / Shutterstock.com
Nell’estate del 2019, con Margarita — un allegro reggae fusion cantato insieme al suo compagno, il rapper Marracash — faceva ballare milioni di ragazzi. Qualche mese dopo, a febbraio, affascinava il pubblico del festival di Sanremo con le note delicate di Andromeda, un brano introspettivo, ispirato a una celebre figura della mitologia greca.

Bella, sorridente, elegantissima. Nessuno, nel vedere Elodie Di Patrizi — in arte, semplicemente, Elodie —, sospetterebbe che tanta scintillante perfezione sia, in qualche modo, il frutto di un dolore antico. Un dolore superato, vinto. Ma non dimenticato. Quella sofferenza, dice lei, è stata la sua fortuna. La radice della sua forza. Le ha dato l’energia per ribellarsi all’ingiustizia di un destino che la voleva sconfitta in partenza, rassegnata ad accettare la vita che le offriva il luogo in cui era nata, un deserto sociale all’estrema periferia di

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