Kazakistan, la quiete dopo la tempesta?
12 January 2022
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Questa volta, ad accendere lo scontento popolare è stato l’improvviso aumento del prezzo degli idrocarburi. Una scintilla. Un nuovo costo, vissuto come un peso, una vessazione. Come un simbolo dello squilibrio sociale che lacera il paese. Dell’abisso che separa una popolazione che fatica spesso ad arrivare a fine mese da un’oligarchia rapace, sfacciatamente corrotta. Un’élite cleptomane, abile nell’appropriarsi delle risorse di una terra ricca di petrolio, gas, uranio e metalli preziosi, e perfettamente a suo agio nei paradisi fiscali del pianeta.
Mercoledì 5 gennaio, la rivolta si espande. Arriva nelle strade di Almaty, l’antica capitale del Kazakistan, tuttora la città più popolosa ed economicamente più dinamica del paese. Nel giro di poco, quella che era una protesta pacifica diventa un’accesa rivolta. Automobili bruciate, edifici pubblici in fiamme, scene di guerriglia urbana nelle strade, poliziotti e soldati a