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Gabriel Boric, dalle piazze a La Moneda

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Nella sua campagna elettorale, l’avvocato José Antonio Kast, candidato presidenziale ultraconservatore con una dichiarata nostalgia per i tempi di Pinochet, aveva scelto la carta della paura. Paura dell’immigrazione, della tensione sociale, del futuro. Una scommessa persa, la sua. Anacronistica. Perché lo scorso 19 dicembre, al secondo turno, quasi il 56% degli elettori cileni ha scelto di guardare avanti. Ha scelto il cambiamento, rappresentato da un giovane deputato progressista, ex attivista studentesco e oggi leader del partito socialista Convergencia Social: Gabriel Boric.

Un’ora dopo la chiusura delle urne, il sole brillava ancora alto nel cielo, in un torrido pomeriggio australe. Al diffondersi dei primi risultati, un’atmosfera di festa conquistava il centro della capitale, Santiago, e le altre città del paese. Striscioni col nome del presidente eletto, bandiere del popolo mapuche

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