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Tensione alle stelle tra Italia e Francia

29 January 2029
Tensione alle stelle tra Italia e Francia
Lo scorso giovedì 7 febbraio il governo francese ha deciso di richiamare in patria “per delle consultazioni” il suo ambasciatore a Roma. Non possiamo certo dire che la notizia sia stata un fulmine a ciel sereno, ma è pur vero che uno scontro di tale intensità, tra Italia e Francia, non si vedeva dal 1945. Dalla fine della seconda guerra mondiale.

A spingere Parigi verso tale decisione, una serie di “accuse”, “attacchi infondati” e “dichiarazioni offensive”, secondo le parole di Agnès von der Mühll, portavoce del ministero degli Esteri francese. “L’ultima ingerenza del governo italiano rappresenta un’ulteriore provocazione, del tutto inaccettabile. Una violazione del rispetto che si deve alle scelte democratiche di un popolo amico e alleato, nonché una mancanza di rispetto verso un governo liberamente eletto”, afferma von der Mühll in una nota ufficiale.

L’ingerenza a cui fa riferimento la portavoce del ministero degli Esteri francese è l’incontro tra il vicepremier e leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio —accompagnato dal fido Alessandro Di Battista, opinionista ufficiale del Movimento— e alcuni rappresentanti dei gilets jaunes. Un incontro che ha avuto luogo lo scorso martedì 5 febbraio, alla periferia di Parigi. E che Di Maio ha ampiamente sbandierato —con tanto di foto— sulle reti sociali.

Scrive Di Maio sul suo profilo Facebook: “Oggi abbiamo fatto un salto in Francia e abbiamo incontrato il leader dei gilet gialli Christophe Chalençon e i candidati alle elezioni europee della lista di Ingrid Levavasseur. Un bell’incontro —il primo di tanti— in cui abbiamo parlato dei nostri Paesi, dei diritti sociali, di ambiente e di democrazia diretta”. Il post si conclude poi in tono trionfante: “Il vento del cambiamento ha valicato le Alpi”.

Dunque, il “salto in Francia” dei 5 Stelle è stato sicuramente la goccia che ha fatto traboccare il vaso della pazienza francese. Ma la tensione tra l’Eliseo e il governo di Roma ribolliva ormai da mesi.

Qualche esempio? Il 21 giugno 2018, a poche settimane dal caso della nave Aquarius, Macron aveva criticato pesantemente i movimenti populisti d’Europa, paragonandoli a una malattia contagiosa, la lebbra. Un’affermazione alla quale Di Maio, sentendosi sotto accusa, aveva prontamente risposto: “La vera lebbra è l’ipocrisia di chi respinge gli immigrati a Ventimiglia e vuole farci la morale sul diritto a chiedere un’equa ripartizione dei migranti. La solidarietà deve essere europea”. Sempre Di Maio, lo scorso 20 gennaio, diceva: “Se oggi la gente parte dall’Africa è perché alcuni Paesi europei —la Francia in primisnon hanno mai smesso di colonizzare decine di Stati africani”. Un commento che, com’è facile immaginare, non era stato digerito bene a Parigi…

Ma il 27 gennaio, durante una conferenza stampa al Cairo, Macron aveva detto, con riferimento alle accuse provenienti da Roma: “Tutto questo è irrilevante. Il popolo italiano è nostro amico e merita leader all’altezza della sua storia”. Una dichiarazione che sembrava, in qualche modo, orientata a smorzare i toni della polemica.

Poi, martedì 5 febbraio, il colpo di grazia: Di Maio e Di Battista volano a Parigi per incontrare i gilet gialli, scatenando l’ira dell’Eliseo… e il conseguente richiamo dell’ambasciatore. Una situazione, questa, del tutto atipica tra paesi che vantano una lunga storia di amicizia e collaborazione politica, economica e culturale. Una situazione estremamente triste e paradossale.

Queste dunque, a grandi linee, le tappe che hanno portato a quest’assurda crisi diplomatica. Ma, forse, a ben guardare, l’attuale crisi tra Italia e Francia non è poi così assurda…

Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo si avvicinano a grandi passi e, in questa battaglia, i governi di Roma e Parigi rappresentano due campi contrapposti. Da una parte, sebbene con sfumature ideologiche diverse, il fronte euroscettico di Salvini e Di Maio. Dall’altra, Macron, campione del centrismo europeista.

In questo teso clima pre-elettorale, nessuno perde tempo. La coalizione governativa italiana scommette sul patriottismo spicciolo. Macron, oppresso dalle proteste dei gilet gialli e preoccupato da una popolarità in calo, sceglie come nemico un paese in cui il populismo, dopo aver vinto le elezioni, è arrivato al governo. Un nemico pericoloso.