Sabato primo agosto, migliaia di persone, senza mascherina e senza alcun rispetto delle distanze di sicurezza, si sono radunate a Berlino, per manifestare contro le misure imposte dal governo tedesco per evitare la ripresa dei contagi da coronavirus, definito dai manifestanti come “la più grande cospirazione” di tutti i tempi.
I partecipanti al corteo, definiti "negazionisti" dagli organi di stampa, hanno sfilato per le vie del centro fino alla Porta di Brandeburgo, per gridare il proprio dissenso contro le misure, a loro dire ormai fuori luogo, se non addirittura eccessive.
Secondo le stime della polizia, hanno preso parte all’evento circa 20.000 persone, tra cui no-vax, rappresentanti dell’estrema destra, teorici della cospirazione, nostalgici dell’Impero germanico del 19esimo secolo, e tanti altri cittadini.
Al grido di “Siamo qui e siamo rumorosi, perché veniamo derubati della nostra libertà!", i manifestanti hanno intimato al governo di Angela Merkel di restituire ai tedeschi le libertà di cui sono stati privati in questi mesi di pandemia e di ripristinare “i diritti fondamentali”, sottratti, a loro avviso, con l’imposizione delle restrizioni anti-Covid.
Tanti i cartelli portati
Index.hu, il giornale indipendente online più letto dell’Ungheria, e una delle poche voci ancora libere nel Paese, da settimane si trova nel caos.
Venerdì 24 luglio, più di 70 giornalisti della redazione e altri membri del personale si sono dimessi dopo il mancato reintegro del direttore Szabolcs Dull, licenziato martedì scorso dall’editore László Bodolai, perché accusato di aver passato documenti interni riservati ad altri organi di stampa.
Nello stesso giorno, il partito liberale di opposizione Momentum ha organizzato per le vie di Budapest una protesta in solidarietà dei giornalisti di Index, in nome della libertà di stampa. All’iniziativa hanno partecipato migliaia di dimostranti.
Secondo i giornalisti di Index, la decisione di licenziare Dull è un segnale della “chiara ingerenza” politica da parte del Fidesz, il partito di Orbán, che sta esercitando pressioni finanziarie e politiche per prendere il controllo del giornale, da sempre fortemente critico nei confronti del Primo ministro.
Alla fine del mese di giugno, Dull aveva pubblicato un editoriale in cui avvertiva del rischio di un’imminente riorganizzazione interna al giornale, un fatto che avrebbe potuto comportare la perdita
La scorsa settimana, il Parlamento ha dato il via libera alla proroga dell’attuale stato di emergenza fino al prossimo 15 ottobre, per continuare a usufruire di tutti gli strumenti utilizzati sinora per il contenimento della pandemia.
Una scelta che ha provocato le critiche dei partiti dell’opposizione. E anche quelle di qualche importante giurista, come Sabino Cassese, secondo il quale è possibile gestire il periodo post-Covid con strumenti ordinari.
Secondo Cassese, infatti, la richiesta di proroga non solo è illegittima, perché non si può “dichiarare lo stato di emergenza quando un’emergenza non c’è”, ma anche del tutto “inopportuna”, in quanto rischia di creare tensioni e divisioni nella cittadinanza.
Lo Stato di emergenza è regolato dalla legge 225 del 1992 sulla Protezione Civile, e può essere invocato in caso di situazioni di grave pericolo per l’incolumità dei cittadini, come un terremoto, un’alluvione o un’epidemia.
Con questo strumento giuridico, i poteri, che normalmente sono di competenza degli enti locali, vengono delegati al governo centrale, che può così reagire al verificarsi di una calamità in modo tempestivo e appropriato su tutto il territorio nazionale.
Dichiarato
Giovedì 30 luglio, il Senato ha discusso e approvato la richiesta del Tribunale dei ministri di Palermo di processare il leader della Lega Matteo Salvini per il caso Open Arms, con 149 voti favorevoli, 141 contrari e un astenuto.
Il reato di cui è accusato il leader della Lega risale a un anno fa, quando Salvini, allora ministro dell’Interno, ebbe un lungo braccio di ferro con la nave della ONG spagnola Open Arms, che ospitava a bordo circa 150 migranti, soccorsi al largo delle coste libiche.
La nave spagnola chiese al governo italiano l’assegnazione di un porto sicuro. Salvini, però, si rifiutò di autorizzare lo sbarco, lasciando l’imbarcazione e il suo equipaggio al largo dell’isola siciliana di Lampedusa per ben 19 giorni, nonostante le condizioni igienico-sanitarie a bordo della nave si facessero sempre più estreme, e nonostante i continui ricorsi presentati nei tribunali italiani dalla Open Arms.
La vicenda si concluse il 20 agosto, quando il procuratore di Agrigento salì sulla nave, effettuò una perlustrazione e, dopo un paio d’ore, dispose lo sbarco e il sequestro preventivo d’urgenza dell’imbarcazione, a causa delle gravi condizioni sanitarie dei migranti.
Il giorno stesso, me
L’Italia è stata uno dei primi paesi in Europa a risentire a livello sanitario, finanziario e sociale dell’epidemia del Covid-19.
Lo stop forzato di molte attività commerciali e la chiusura delle scuole hanno comportato un incremento del tasso di disoccupazione soprattutto tra le donne, che, in molte occasioni, sono state costrette ad abbandonare il posto di lavoro, per dedicarsi a tempo pieno ai figli rimasti a casa.
Secondo i dati diffusi dall’associazione umanitaria Save the Children, nel mese di luglio, durante l’emergenza sanitaria in Italia, 3 madri su 4 hanno visto aumentare il carico di lavoro domestico.
Lo scorso 29 luglio, il quotidiano La Stampa ha pubblicato una video-intervista, in cui tre donne italiane raccontavano una serie di esperienze vissute in prima persona negli ultimi mesi e nelle quali, a mio avviso, si rispecchia la condizione dell’intero Paese.
Parliamo di donne, madri e lavoratrici, che prima della pandemia avevano contratti di lavoro precari, e che adesso si ritrovano a casa, senza un lavoro e con la responsabilità di gestire la famiglia.
Micaela, 39 anni, di Genova, ha raccontato al quotidiano che, in piena emergenza sanitaria, ha dovuto rinunciare al pro