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Estremismo politico e reti sociali, un legame inquietante

4 December 2019
Estremismo politico e reti sociali, un legame inquietante
Eugenio Marongiu / Shutterstock.com
Ci sono voluti due anni di duro lavoro investigativo, ma alla fine tanta costanza ha dato i suoi frutti. Lo scorso giovedì 28 novembre, nel contesto della cosiddetta ‘Operazione Ombre Nere’, sono state realizzate 19 perquisizioni domiciliari nei confronti di altrettanti estremisti di destra, sotto indagine per partecipazione ad associazione eversiva ed istigazione a delinquere.

L’intervento, che si è svolto in numerose città italiane — dalla Sicilia a Milano —, è stato coordinato dalla DIGOS, il settore della polizia di Stato incaricato di condurre indagini finalizzate alla prevenzione del terrorismo e dei reati di natura politica.

Dalle perquisizioni è emerso un panorama estremamente violento. Coltelli, pistole e fucili di vario tipo. Materiale esplosivo. Ma anche libri dedicati a Hitler e Mussolini, riviste, cartoline, magliette e bandiere. La lista è lunga e, a dir poco, inquietante.

Tutte queste armi e questo ‘materiale propagandistico’ avevano, a quanto pare, uno scopo preciso: creare un’organizzazione esplicitamente antisemita e xenofoba. Evidente l’ispirazione filonazista del progetto anche nel nome: Partito Nazionalsocialista Italiano dei Lavoratori.

Ma, attenzione, non facciamoci ingannare dalla parola ‘italiano’, perché l’obiettivo del movimento in questione era ben più ambizioso. Anche grazie all’analisi dei profili social delle persone indagate, è stato possibile ipotizzare l’esistenza di contatti volti alla creazione di un progetto collaborativo internazionale. Un’alleanza paneuropea con gruppi xenofobi e antisemiti presenti in Francia, Spagna, Portogallo e Regno Unito.

Particolarmente inquietanti i contatti con il gruppo Aryan White Machine-C18, legato alla rete filonazista Blood & Honour, fondata in Inghilterra nel 1987. Inoltre, sempre secondo il quadro accusatorio elaborato dalla DIGOS, gli indagati avrebbero interagito via web con Nova Ordem Social, un partito portoghese attivo nell’area dell’estrema destra e nostalgico della dittatura di Salazar.

Ma, com’è facile immaginare, pure le attività di reclutamento a livello nazionale avvenivano attraverso le reti sociali. Ed è proprio questo — al di là dell’orrore e dei legittimi dubbi che si possono avere sulla salute mentale di chi partecipa a queste ‘iniziative’ — l’aspetto più preoccupante della vicenda. La facilità con la quale, oggi, nella sfera social, è possibile imbastire progetti politici incentrati sulla violenza e l’odio razziale.

Nel nome del profitto, e dietro lo schermo di una presunta libertà di espressione, le reti sociali — alcune più di altre — alimentano un pericoloso clima di amnesia che spinge a ignorare, colpevolmente, le più gravi tragedie del passato.

Per sintetizzare il concetto, mi affido alle parole dell’attore britannico Sacha Baron Cohen, che ha criticato duramente Facebook il 21 novembre scorso, durante un incontro organizzato dall’Anti-Defamation League: “Se Facebook fosse esistito negli anni ‘30 del secolo scorso, avrebbe permesso a Hitler di pubblicare annunci pubblicitari per promuovere la sua soluzione della ‘questione ebraica’”, ha detto Baron Cohen, definendo la piattaforma sociale ideata da Mark Zuckerberg come “la più grande macchina propagandistica della storia”.

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