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Un nuovo studio associa i governi populisti a una maggiore uguaglianza economica

Una ricerca, condotta da accademici europei e americani, ha scoperto che i governi di tipo populista sono correlati a una notevole riduzione dei livelli di disuguaglianza economica. Lo studio, pubblicato giovedì scorso su The Guardian, ha anche evidenziato che questi stessi governi sono spesso legati a un calo nella qualità delle elezioni, una riduzione dei vincoli al potere esecutivo e, talvolta, a una minore libertà di stampa.

I ricercatori hanno tenuto sotto controllo i cambiamenti nei livelli di disuguaglianza, dopo l’ascesa al potere di governi populisti in 40 paesi. Contrariamente alle aspettative degli studiosi, i livelli di disuguaglianza in questi paesi hanno subito un’inflessione piuttosto netta. Questo effetto sembra essere particolarmente pronunciato in America Latina, in paesi governati da leader populisti di sinistra come Evo Morales in Bolivia e lo scomparso Hugo Chavez in Venezuela, ma anche in paesi governati da leader populisti di destra.

I dati raccolti indicano anche che il populismo può costituire una minaccia per la democrazia, essendo emerso dallo studio che all’aumento di potere dei leader populisti corrisponde una diminuzione dei sistemi di controllo costituzionali. Allo stesso tempo, però, i governi populisti sembrano produrre un significativo incremento nell’affluenza alle elezioni. I ricercatori avvertono che lo studio si limita all’analisi dei dati che arrivano fino al 2016 e che per molti paesi, oggetto di analisi, i dati partono dal 2000.

Stefano: Questo, allora, significa che gruppi come il Movimento Cinque Stelle hanno sempre avuto ragione!
Benedetta: La ricerca non dice questo, Stefano. È uno studio sul populismo, non sul nazionalismo, anche se spesso vanno di pari passo.
Stefano: Ok, dammi allora una definizione di populismo.
Benedetta: Beh, te ne potrei dare diverse. Essenzialmente, però, il populismo è un modo di usare la politica per cercare di coinvolgere le persone che si sentono ignorate dai gruppi politici tradizionali.
Stefano: Quale che sia la definizione di populismo, è evidente quello che spesso si porta appresso: nazionalismo, razzismo, elezioni non corrette, demonizzazione della stampa… Anche se ci sono benefici economici, siamo davvero disposti a ignorare la crescita del fanatismo e dell’intolleranza?
Benedetta: Forse il populismo in sé non è necessariamente un male. Posso capire perché così tante persone trovino queste idee convincenti.
Stefano: Mm…
Benedetta: Considera che in un altro studio, condotto da due sociologi americani, si dice che il liberalismo economico e la diminuzione delle norme di governo hanno costituito un beneficio solo per lo 0,1 per cento della popolazione e nessun altro. Non sorprende che le promesse dei leader populisti ottengano così tanto consenso.