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Benedetta: È giovedì 16 maggio 2019. Benvenuti al nostro programma settimanale News in Slow Italian! Un saluto a tutti i nostri ascoltatori! Ciao Stefano.
Stefano: Ciao a Benedetta! Ciao a tutti!
Benedetta: Nella prima parte del nostro programma parleremo di attualità. Inizieremo con la decisione del partito populista, Alternativa per la Germania, (AfD) di adottare il negazionismo climatico come nuova strategia elettorale. Poi, discuteremo di un progetto di legge, approvato martedì dal Senato dell’Alabama, che mira a bandire l’aborto dallo stato. Subito dopo, parleremo delle ambiziose idee di Jeff Bezos, CEO di Amazon, sulla colonizzazione dello spazio. Per finire, discuteremo di un recente sondaggio, secondo il quale la Danimarca sarebbe uno dei paesi meno femministi del mondo.
Stefano: Molto interessante!
Benedetta: Ovviamente non è tutto qui, Stefano. La seconda parte della trasmissione sarà dedicata alla lingua e alla cultura italiana. Nel segmento grammaticale, vi illustreremo l’uso dei pronomi diretti.
Stefano: Nel dialogo avremo una divertente discussione sul gergo dei giovani italiani.
Benedetta: A proposito di linguaggio, ho letto un interessante sondaggio, promosso da un importante quotidiano online, sulle parole più belle della lingua italiana, secondo gli stranieri.
Stefano: Scommetto che le parole italiane più amate all’estero sono tiramisù, dolce vita, buongiorno…
Benedetta: Ti sbagli! Si tratta di espressioni linguisticamente davvero molto belle, che pare all’estero ci invidino. Al primo posto, secondo gli intervistati, c’è la parola mozzafiato, usata per descrivere qualcosa di talmente bello, da togliere il fiato. Segue rocambolesco, un aggettivo che indica qualcosa di incredibilmente audace, o spericolato. Poi c’è struggimento, un sostantivo che si usa per descrivere un amore intenso e tormentato. Meriggiare, riposare di pomeriggio all’ombra. E ancora espressioni come dietrologia, trasecolare, magari…
Stefano: La nostra è una lingua davvero poetica, posso capire che all’estero ce la invidino un po’! Noi, invece, la imbarbariamo, preferendo utilizzare tanti termini inglesi, invece dei nostri equivalenti italiani.
Benedetta: Lo so, è triste. La lingua, però, si evolve con il passare del tempo. Anche quando dal latino si è passati al volgare, e poi all’italiano, la gente più colta si lamentava dell’imbarbarimento della lingua… e, invece, l’italiano è riuscito a conservare la bellezza e la poeticità dei tempi passati, anche se in chiave più moderna.
Stefano: Hai proprio ragione! Che ne dici se adesso introduciamo il nostro secondo dialogo?
Benedetta: Certo! L’espressione che abbiamo scelto questa settimana è “Perdere le staffe”. Nel dialogo parleremo di Pompei, la più viva delle città morte, come sapientemente l’ha descritta il noto storico Alberto Angela. Pompei è unicum nel suo genere, un fiore all’occhiello del nostro patrimonio artistico e culturale.
Stefano: Ho letto che in Italia si concentra oltre il 70 per cento di tutti beni artistici e culturali del mondo. Credi che sia vero?
Benedetta: Credo proprio di sì! Sul nostro territorio c’è una ricchezza artistica molto estesa e diffusa, che copre un arco temporale lunghissimo, che va dalla preistoria ai giorni nostri.
Stefano: Certo che siamo proprio fortunati ad avere tante bellezze, dovremmo solo cercare di preservarle e valorizzarle meglio.
Benedetta: Sono d’accordo con te, Stefano! Adesso, però, basta chiacchierare e diamo il via alla trasmissione!
Stefano: Su il sipario, allora!