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Venezia ospita in questi giorni il suo consueto appuntamento annuale con il cinema d’autore. E quest’anno c’è una novità che farà discutere…

Mostra del cinema di Venezia, guerra alla superficialità

Nata nel 1932, la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia è il festival dedicato al cinema più antico del mondo. E, insieme a Cannes e Berlino, è tuttora uno degli appuntamenti annuali più importanti del settore, grazie all’attenzione che dedica alla ricerca estetica e alla creatività. Ma non solo. Nonostante la sua rispettabile età, la mostra del cinema di Venezia ha sempre dimostrato di saper accogliere a braccia aperte le novità offerte dal progresso tecnologico. Ad esempio, ammettendo nel suo prestigioso circuito le produzioni Netflix e la realtà virtuale.

Ma per l’edizione di quest’anno —che si è aperta oggi e si concluderà l’8 settembre— gli organizzatori hanno voluto fare un passo indietro, chiedendo alla critica di avere un po’ di pazienza… e attendere la proiezione pubblica delle opere in concorso prima di postare un commento su Twitter e altre piattaforme sociali.

Una richiesta, a mio avviso, più che sensata. Molto spesso, infatti, i critici si affrettano a postare un commento sulle reti sociali spinti non tanto dal desiderio di informare il pubblico, ma da un impulso molto meno nobile: il narcisismo. Come resistere alla tentazione di ‘marcare il territorio’, essendo i primi a pubblicare un commento sul film appena visto?

Un piacere effimero che, com’è facile immaginare, non è affatto privo di conseguenze. Mi riferisco, soprattutto, alle stroncature. Tra un tweet frettoloso e una recensione ponderata, c’è una bella differenza. Un abisso. Se poi a twittare commenti negativi sono i grandi nomi della critica cinematografica internazionale, l’effetto può essere davvero pesante.

La stroncatura istantanea via Twitter non ha pietà per nessuno. L’anno scorso, ad esempio, non ha risparmiato nemmeno Darren Aronofsky, autore dell’amatissimo Black Swan e vincitore, nel 2008, di un Leone d’Oro con The Wrestler. Lo scorso settembre, il suo Mother!, dopo essere stato fischiato alla proiezione per la stampa, ha raccolto una serie di commenti ben poco benevoli sulle reti sociali.

La spiegazione che Javier Bardem, il protagonista maschile della storia, aveva dato all’epoca, durante un’intervista al Corriere della Sera, conferma quello che abbiamo detto finora: “Darren (…) voleva fare un film provocatorio e ha centrato l’obiettivo. (…) Mother! è un’esperienza artistica profonda, che va metabolizzata. Lo sappiamo che ai festival ci sono opere che scatenano reazioni forti. Quest’anno è successo al nostro film. Va bene così, è solo l’inizio del percorso”.

Esatto. Alcuni film vanno assaporati con calma, senza fretta. Metabolizzati, come dice Bardem. Richiedono del tempo, una riflessione profonda e —perché no?— una buona dose di rispetto per il lavoro altrui. Solo a quel punto, sarà possibile scrivere una recensione intellettualmente onesta.