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Andiamo ora a Milano, dove un’importante stazione della metropolitana sfoggia un nuovo volto. All’insegna del colore e dei diritti civili.

Milano, un arcobaleno in metropolitana

Tutto è cominciato verso la fine di giugno, con un’installazione temporanea in occasione del corteo organizzato per il Milano Pride 2018. In quei giorni, la centralissima stazione della metropolitana di Porta Venezia, in corso Buenos Aires, aveva sorpreso milanesi e turisti con un volto nuovo: quello dell’arcobaleno LGBT. Pareti, scale, corrimano e macchine per fare il biglietto, tutto dipinto con un’allegra esplosione di colore.

Rainbow is the new black, recitava lo slogan della campagna, una collaborazione tra ATM, la società che amministra il trasporto pubblico nell’area di Milano e Netflix. Una chiara allusione a Orange Is the New Black, una delle serie televisive più amate tra quelle prodotte dal gigante americano dello streaming.

Poi, lo scorso 12 agosto, la sorpresa. La notizia che l’installazione di Porta Venezia diventerà una decorazione permanente. Ad annunciarlo è la stessa ATM, con un breve messaggio sul suo profilo Instagram. La notizia viene accolta positivamente, con 3.300 like e 200 commenti, in gran maggioranza, entusiastici.

La decisione delle autorità milanesi rappresenta, indubbiamente, un passo avanti —simbolico ma eloquente— nella lotta per il pieno riconoscimento dei diritti della comunità LGBT. Ma rappresenta anche molto di più.

Come vediamo accadere negli Stati Uniti, dove molte città manifestano il loro dissenso rispetto alla linea promossa dal governo centrale in ambito migratorio o ambientale, ultimamente anche in Italia alcune città, al Nord come al Sud, stanno assumendo posizioni in aperto contrasto con le scelte del governo Lega-5Stelle.

Qualche esempio? A Palermo, il sindaco Leoluca Orlando, lo scorso giugno, si è contrapposto alla linea dura messa in campo dal ministro Salvini in ambito migratorio offrendo all’Aquarius il porto della sua città. A Napoli, il sindaco Luigi De Magistris —in aperta polemica con le esternazioni reazionarie del ministro per la Famiglia Lorenzo Fontana— a luglio ha riconosciuto, con una cerimonia ufficiale, 11 bambini figli di coppie omosessuali.

Al Nord, Milano è in prima linea. Il sindaco Giuseppe Sala ha criticato più volte le politiche del nuovo governo, sia nel campo dell’accoglienza dei migranti che in quello dei diritti delle minoranze.

Di fatto, il 30 giugno scorso, in occasione del corteo milanese per il Pride, Sala aveva espresso una posizione molto chiara: “Esistono anche i doveri”, aveva detto dal palco allestito per l’evento. “Ne cito due oggi: il primo è quello di non affidare il nostro pensiero, la nostra ragione, a nessuno. Ragioniamo con la nostra testa. In questo momento, è ancora più importante. Il secondo: credere nel cambiamento. Milano è una città che migliora cambiando. Sempre più aperta, sempre più contemporanea”.

L’arcobaleno di Porta Venezia, dunque, come manifesto urbano e come simbolo di una città che crede nel valore della pluralità. E soprattutto, come messaggio politico alternativo al crescente oscurantismo del governo centrale.