Screen width of at least 320px is required!
/
Cari ascoltatori, benvenuti a una nuova puntata del nostro programma! Oggi è mercoledì 29 agosto 2018. Io sono Chiara, nuovamente insieme a voi per commentare gli ultimi sviluppi dell’attualità italiana e globale. Cominciamo con una storia che arriva dalla Sicilia, dove il caso di una nave bloccata —per ordine del ministro Salvini— nel porto di Catania ha aperto uno scontro tra governo e magistratura.

Il caso Diciotti, un nuovo capitolo nella crisi migratoria

O l’Europa inizia a fare sul serio DIFENDENDO i suoi confini e ricollocando gli immigrati, oppure inizieremo a riportarli nei porti da dove sono partiti. L’Italia ha già fatto la sua parte, e quando è troppo, è troppo, scriveva il ministro dell’Interno Matteo Salvini lo scorso 21 agosto sul suo profilo Facebook. Il messaggio si riferiva, in questo caso, alla situazione della Diciotti, una nave della Guardia costiera italiana bloccata da giorni nel porto di Catania, in Sicilia. Una nave, secondo Salvini, colma di potenziali immigrati illegali.

In realtà, la situazione era ben diversa. La maggior parte dei migranti a bordo della Diciotti aveva diritto all’asilo politico. A cominciare dal gruppo degli eritrei. 130 persone, donne e uomini, per lo più giovanissimi, provenienti da un paese dove le libertà civili e politiche sono… un concetto astratto. E dove il presidente-dittatore Isaias Afewerki è al potere dal ‘93.

Ad offrire le basi per l’asilo politico a queste persone non sono le parole di un politico dell’opposizione con manie di protagonismo, e nemico acerrimo del “governo del cambiamento” Lega-5Stelle, ma due documenti ufficiali.

Secondo l’articolo 10 della Costituzione italiana, lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo nel territorio della Repubblica. Un’affermazione alla quale fa eco la Convenzione di Ginevra sui rifugiati, approvata dalle Nazioni Unite nel 1951 e sottoscritta dall’Italia nel ‘54. Ha diritto all’asilo, recita il testo della Convenzione, chiunque abbandoni il suo paese nel giustificato timore d'essere perseguitato per la sua razza, la sua religione, la sua cittadinanza, la sua appartenenza a un determinato gruppo sociale o le sue opinioni politiche.

Ora, è vero che l’attuale crisi migratoria dovrebbe essere affrontata a livello europeo, ma è anche vero che certe cose non andrebbero dimenticate. O abilmente ignorate a fini elettorali.

Quanto alla Diciotti, il dramma della nave si è finalmente sbloccato nella notte tra sabato 25 e domenica 26 agosto, anche grazie all’intervento dell’Albania, dell’Irlanda e della Conferenza episcopale italiana, che hanno offerto accoglienza ai profughi. Nel frattempo, la magistratura ha aperto un’inchiesta, e da sabato scorso Salvini è ufficialmente indagato per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio.

Una situazione che Salvini, ovviamente, sta cercando di volgere a suo favore, presentandosi come un eroe, un martire della causa anti-immigrazione, un coraggioso difensore dei confini della Patria.

Ieri pomeriggio Salvini ha incontrato a Milano il primo ministro ungherese Viktor Orbán, da sempre ostile all’immigrazione e… al sistema di ricollocamento dei migranti su scala europea. Un elemento, questo, che —stranamentenon sembra impensierire il nostro ministro dell’Interno, che pure invoca un intervento dell’Europa nella gestione dei flussi migratori.

Un paradosso? Sì, certo, ma che importa? Al giorno d’oggi, cose come la logica e la coerenza sono passate di moda.