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E il futuro —quello del nostro pianeta, in questo caso— è ciò che preoccupa le nuove generazioni. Sempre più numerosi, i ragazzi scendono in piazza per chiedere alla classe politica azioni concrete contro il cambiamento climatico.

#FridaysForFuture, gli studenti scendono in piazza contro il cambiamento climatico

Si organizzano con le reti sociali e si danno appuntamento in piazza per dei sit-in pacifici, con megafoni e cartelli. Sono i ragazzi che, in tutta Italia, partecipano all’iniziativa #FridaysForFuture. Il loro modello di riferimento è Greta Thunberg, la sedicenne svedese che da qualche mese, ogni venerdì, manifesta davanti al Parlamento di Stoccolma per chiedere azioni concrete contro il cambiamento climatico.

Roma, Milano, Torino, Genova. Ma anche realtà più piccole, come Pisa, Udine e Taranto. Comunicare oggi è facile: ogni città ha un suo gruppo WhatsApp. L’emozione di partecipare a un progetto collettivo e la sincera preoccupazione per il futuro del pianeta, poi, fanno il resto. Il movimento dei ragazzi che scioperano da scuola per il clima cresce di settimana in settimana. Spesso, con l’appoggio dei genitori.

#FridaysForFuture è un’azione collettiva che va oltre i confini dei singoli paesi. È un movimento europeo e globale. Venerdì 25 gennaio, in Germania, i ragazzi che hanno scioperato per l’ambiente sono stati 30.000. Ma anche la Svizzera, il Belgio, la Francia e il Regno Unito hanno visto tanti studenti scendere in piazza per chiedere alla classe politica un maggiore impegno contro il cambiamento climatico.

Ma, soprattutto, è un movimento che trasmette ai ragazzi un entusiasmo contagioso. Lo spiega al Corriere della Sera una diciassettenne di Pavia, Marianna, al quarto anno del liceo scientifico: “Stavo passando un periodo triste. Poi, ho saputo che c’era questa ragazza che stava facendo tutto da sola, e ho deciso: lo faccio anch’io”. E così, ogni venerdì, Marianna prende il treno e va a Milano per unirsi ai sit-in in piazza della Scala. Lo fa con il pieno appoggio della famiglia: “mia mamma è contentissima, è lei che mi ha trasmesso la passione per l’ambiente, portandomi a fare delle passeggiate nel bosco”.

David è un appassionato di informatica, e nel suo futuro vede il Massachusetts Institute of Technology di Boston. “Sono sempre stato interessato all’ambiente” —dice al Corriere— “ma non sapevo che fare. Questo movimento mi piace perché è pacifico e non è legato ad alcun partito politico”.

Esatto. Come David e tanti altri ragazzi sembrano aver capito bene, la difesa dell’ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico non possono —e non devono— essere appannaggio di questo o quel partito. Strumentalizzate a fini elettorali e poi dimenticate. Devono essere un impegno costante, collettivo e, soprattutto, politicamente trasversale.