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Ma la tensione tra Francia e Italia sembra voler oltrepassare i confini della diplomazia, per contagiare il mondo dell'arte. Questa volta, a prendersela con il paese vicino è la Lega. Pomo della discordia? Una grande mostra organizzata dal museo del Louvre per celebrare il cinquecentesimo anniversario della morte di Leonardo da Vinci.

Leonardo da Vinci, vittima illustre di una crisi diplomatica

Pittore, scultore, musicista, inventore, scienziato… Leonardo da Vinci è stato un vero genio rinascimentale. Un uomo che amava conoscere il mondo e viaggiare. E che decise di passare gli ultimi anni della sua vita in Francia, su invito di re Francesco I, che gli mise a disposizione un castello nella valle della Loira.

Ora, pensare che persino un artista del calibro di Leonardo venga trascinato nel vortice di tensione e dispetti diplomatici che oggi vede contrapposte Francia e Italia mi preoccupa e mi rattrista profondamente. Ma, soprattutto, mi fa sentire un brivido di imbarazzo. Com’è possibile, mi chiedo, che il governo italiano sia caduto così in basso?

Ma andiamo per ordine. E vediamo quali sono state le principali tappe di quest’assurda vicenda.

Nel 2017, l’Italia —nella persona dell’allora ministro della Cultura, Dario Franceschini— ha stipulato un accordo con il Louvre, in vista, appunto, del cinquecentenario della morte di Leonardo. Da tempo, il prestigioso museo parigino —che già possiede alcuni capolavori del maestro, tra cui la Gioconda— sta preparando una grande monografica dedicata al genio toscano. Per la realizzazione della mostra, prevista per l’autunno, il Louvre ha firmato un contratto per il prestito dei principali dipinti e disegni leonardeschi custoditi nelle collezioni pubbliche italiane.

Qualche esempio: il San Girolamo della Pinacoteca vaticana, l’Uomo vitruviano e gli studi per la Battaglia di Anghiari delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, la Scapigliata della Galleria nazionale di Parma, il Ritratto di musico della Biblioteca ambrosiana di Milano e l’Annunciazione, uno splendido dipinto a olio e tempera conservato alla Galleria degli Uffizi, a Firenze.

Un progetto affascinante, non c’è che dire. Peccato, però, che il nuovo governo italiano, soprattutto nella sua componente leghista, non sembri… molto entusiasta all’idea. Come racconta un articolo pubblicato dal Guardian lo scorso 2 febbraio, Lucia Borgonzoni, senatrice della Lega e sottosegretario ai Beni culturali, ha detto di voler rivedere l’accordo, minacciando di cancellare il prestito di alcune opere. “Leonardo è italiano, e dare al Louvre tutti quei quadri significa mettere l’Italia ai margini di un grande evento culturale. Bisogna rimettere tutto in discussione. Rispettiamo l’autonomia dei musei, ma l’interesse nazionale non può essere messo in secondo piano”, ha detto la senatrice.

Davanti a tanta bellicosità, la Francia offre invece un ramo d’ulivo. Il ministro della Cultura, Franck Riester, si è detto disposto a incontrare il suo omologo italiano, Alberto Bonisoli, nella speranza di raggiungere un accordo. Bonisoli —politicamente vicino al Movimento 5 Stelle— non condanna completamente l’idea del prestito, ma sottolinea la presenza di alcuni “squilibri” nell’accordo originale.

Bene. Non ci resta che sperare che dall’incontro dei due ministri possa nascere un nuovo accordo. Un’intesa che possa creare le basi per una collaborazione sincera, proficua e stabile. Sì, stabile, perché all’orizzonte non ci sono solo le celebrazioni dedicate a Leonardo, ma anche quelle in onore di un altro genio del Rinascimento, Raffaello Sanzio. Per lui è in programma una mostra a Roma, nel 2020. E, a quel punto, sarà necessario chiedere alcune tele in prestito a una vecchia conoscenza: la Francia.